La storia dei falchetti

Gli albori del calcio a Caserta – la ROBUR FBC

Il “pallone” è un movimento che iniziato in Italia già negli anni precedenti, ma per avere la prima squadra di calcio nel capoluogo di Terra di Lavoro bisogna attendere il 1908 con la costituzione della Robur Fbc. Tra i fondatori il ragioniere Antonio Mormone e l’industriale della seta Giuseppe De Negri, ma tra gli altri spicca il nome di Mimì Bluette, cameriere del Circolo Nazionale di Piazza Margherita a cui la leggenda attribuisce la prima sottoscrizione per il calcio a Caserta.

Il terreno di gioco è quello del giardini della Reggia: le prime avversarie della formazione che ha come capitano Luciano Imerigo hanno il nome di Internaples, Naples Fbc, Open Air di Agnano ed Audace Bagnoli. Una serie di competizioni minori accompagnano velocemente la compagine casertana fino al 1914, anno di costituzione della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Quella che veste una maglia bianca, di fatto, è l’unica società campana non partenopea inclusa nei ranghi federali.

La storia della Robur, però, è alle battute conclusive. Già alla fine del 1914 il cambio di denominazione in Volturno Football Club che veste una casacca neroverde con scudetto rossoblù. Ma ormai si è alla vigilia della Grande Guerra e le cronache dei giornali si concentrano sull’evento bellico.

Il primo campionato federale – la nascita della Pro Caserta

Solo nel 1919 la Figc riesce ad allestire il primo campionato successivo al primo conflitto bellico. Il raggruppamento è su base regionale ed include quattro formazioni: si tratta di Naples Fc, Internazionale Napoli, Pro Napoli e Puteolana. C’è spazio anche per una quinta squadra ma per accedere al girone si rendono necessari degli spareggi a cui partecipa anche la neonata Pro Caserta che supera prima il Brasiliano Bagnoli e poi il Savoia di Torre Annunziata.

La differenza tecnica con le più blasonate avversarie partenopee si manifesta in tutta evidenza nel raggruppamento eliminatorio che vede la Pro Caserta terminare all’ultimo posto con una sola vittoria all’attivo.

Seguono campionati minori ma al fianco della Pro Caserta scendono in campo altre formazioni come il Volturno (a cui segue, dopo il cambio di denominazione l’Ausonia) e la Giovanile Casertana fino ad arrivare alla Polisportiva Terra di Lavoro.

La costituzione della Unione Sportiva Casertana

Per la nascita della Unione Sportiva Casertana bisogna attendere il 1924. Denominazione ufficiale che accompagnerà la squadra con la maglia rossoblù di fatto fino all’inizio degli anni Novanta. Fino all’anno successivo una lunga serie di amichevoli preparano la squadra in vista della stagione 1925-1926 nella quale la Usc si affaccia al difficile campionato di Prima divisione. In questa prima esperienza i risultati sono altalenanti e si conclude il girone al terzo posto.

Ben più agguerrita e preparata tecnicamente è la squadra che nel 1926-1927 disputa lo stesso campionato, una sorta di categoria cadetta dell’epoca. Le avversarie, tra le altre, sono la Lazio e la Roman e la compagine rossoblù, che ha come capitano il casertano Totonno Costa, sin dalle prime battute della stagione dimostra di avere il passo delle migliori.

Ma proprio nella gara interna con la Roman disputata al campo di Piazza d’Armi e terminata con un rocambolesco 3-3 accade il “fattaccio”: aggressione al direttore di gara Mastroserio di Bari ed esclusione della Casertana dalla Prima divisione. Solo al termine di una lunga trattativa politica si riuscirà a riammettere la formazione rossoblù al campionato. Una lunga serie di recuperi (disputati in campo neutro) ed una crisi economica che colpisce il club mineranno il prosieguo del torneo terminato al quarto posto.

Una serie di competizioni minori aspettando lo stadio

L’esperienza della Usc si conclude, quindi, nel 1927 a distanza di appena tre anni dalla sua costituzione. A seguire una serie di campionati minori che vedono in campo nuovamente la Pro Caserta, il Gs Sala fino ad arrivare all’As Caserta.

La problematica più importante resta quella dell’impianto di gioco. Senza una struttura adeguata non si può pensare di allestire o finanche partecipare ad un campionato prestigioso. Le soluzioni di fortuna, come quella del Piazza d’Armi, sviliscono i propositi di tutti gli appassionati che provano a far ripartire con decisione il calcio a Caserta.

Il progetto di un nuovo stadio si materializza nel 1933 e troverà la sua conclusione tre anni dopo: la struttura viene realizzata alla sinistra di Piazza d’Armi sulla provinciale che collega Caserta a Maddaloni. Il costo preventivato è di 5,6 milioni di lire e rientra in quelle che vengono definite le “opere riparatorie” dopo la soppressione nel 1926 della provincia di Terra di Lavoro.

Con il nuovo stadio riparte il calcio a Caserta

Dal 1936 al 1941 c’è una formazione rossoblù che disputa il campionato di Prima divisione regionale. Prima l’Ac Caserta e subito dopo la variazione della denominazione in Unione Sportiva Casertana.

Il passaggio in serie C avviene soltanto nell’estate 1941 grazie ad un “ripescaggio” dopo il terzo posto conclusivo nel girone. I due campionati che seguono non sono brillanti per la Casertana che attinge, in termini di organico, ai tanti “militari” distaccati nelle caserme della città. Al termine della stagione 1942-1943 la sospensione dei campionati che riprenderanno solo alla fine del secondo conflitto bellico anche se già a gennaio 1945 (con solo mezza Italia liberata) c’è spazio anche per un campionato campano misto. Con lo stadio occupato dagli Alleati e destinato a ricovero dei mezzi pesanti la Casertana disputa le sue gare interne sull’angusto campo posizionato tra via Roma e via Napoli ed intitolato a Vincenzo Cucco morto nella campagna di Grecia del 1942.

La Casertana alla fine degli anni Quaranta e negli anni Cinquanta

Gli anni Quaranta sono caratterizzati da una sostanziale rivoluzione dei campionati. Dopo una breve esperienza in serie C la Casertana torna a disputare dei tornei regionali fino alla stagione 1949-1950 conclusa con la vittoria del raggruppamento a spese dell’Avellino nello spareggio disputato allo stadio del Vomero di Napoli.

Il successo nel girone non porta alla promozione diretta in serie C: sono necessari altri incontri con le vincenti dei raggruppamenti pugliesi e siciliani. La Casertana si trova di fronte il Toma Maglie e la Nissena Gangitano. La prima serie di spareggi si conclude in perfetta parità e lo stesso accade nella seconda serie. Si arriva ad una terza serie ad agosto inoltrato ma non si modifica la situazione. La Federcalcio, a questo punto, opta per un sorteggio. Il nome della Casertana esce per ultimo e viene vanificata in questo modo una intera stagione. Per vedere la Casertana in serie C sarà necessario un “ripescaggio” che include anche l’Avellino.

Gli anni Cinquanta che seguono vedono la squadra rossoblù alternarsi tra serie C e IV serie. Nel 1953-1954 si scende anche in Promozione in un torneo che vede come avversarie, tra le altre, Gladiator, Capua, Aversana e Sessana. Un percorso quasi netto (solo una sconfitta, peraltro a tavolino, contro l’Aversana) consente ai falchetti di tornare in IV serie a distanza di una sola stagione dall’ultima apparizione.

Per rivedere la Casertana in serie C bisogna attendere la stagione 1957-1958 al termine dell’ennesima riorganizzazione dei campionati, anche se l’esperienza dei rossoblù in terza serie dura soltanto un biennio.

Nelle tre stagioni successive si disputa, quindi, il campionato di serie D fino alla promozione ottenuta nella categoria superiore al termine del campionato 1962-1963.

L’avvento del cavaliere Giuseppe Moccia

La disputa di un campionato difficile e competitivo come quello di serie C rende necessario un nuovo assetto societario che nell’estate 1963 coinvolge in prima persona il nuovo presidente Giuseppe Moccia, industriale nel campo del cemento. E proprio sotto la sua gestione la Unione Sportiva Casertana inizierà un lungo percorso che troverà la sua conclusione solo nel 1976.

Moccia, sin dai primi atti della sua presidenza, punta con ambizione al passaggio in serie B allestendo squadre sempre più forti e competitive. Promozione che si materializza il 22 giugno 1969 quando la Casertana all’ultima giornata di campionato supera al “Pinto” il Messina. Il passaggio in serie B rappresenta per una intera provincia una sorta di riscatto sociale e culturale oltre che puramente sportivo. La gioia per il passaggio di categoria dura fino all’8 settembre dello stesso anno quando ai falchetti vengono comminati sei punti di penalizzazione relativi ad una presunta combine in occasione della gara esterna di Trapani. Retrocessione della Casertana al secondo posto della graduatoria e promozione che va, invece, al Taranto.

E’ l’inizio di quella che sarà definita la “Rivolta del pallone” a Caserta e che per tre giorni occuperà le pagine di tutti i quotidiani nazionali ed esterni, con il capoluogo di provincia messo a ferro e fuoco da tifosi e sostenitori rossoblù, ma anche e soprattutto da facinorosi ed anarchici che manifestano in maniera violenta contro lo Stato.

Per l’effettiva promozione della Casertana in serie B sarà necessario aspettare la successiva stagione e precisamente il 14 giugno 1970 con la formazione rossoblù che si impone ancora al “Comunale” di viale Medaglie d’Oro sul Cosenza. La lunga rincorsa di Moccia alla categoria cadetta si perfeziona davanti ad oltre quindicimila tifosi che assiepano le gradinate del “Pinto”.

La prima esperienza dei falchetti nella seconda serie nazionale non sarà facile e tantomeno fortunata. Si torna subito in serie C con Moccia che pare ridimensionare notevolmente i suoi obiettivi complice anche il rapimento di cui è vittima il 18 dicembre 1974 ad opera dei Nuclei Armati Proletari e che si conclude a distanza di quattro giorni dopo il pagamento di un ingente riscatto. La Casertana si trascina, con alterne fortune, fino alla stagione 1975-1976 quando retrocede nuovamente in IV serie.

La fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta in serie C

Tra il 1976 ed il 1978 la Casertana disputa due campionati di serie D. Alla guida della società non c’è più Moccia ma un gruppo di imprenditori casertani. La prima è una stagione di “assestamento”, mentre nella seconda viene allestita una squadra per salire di categoria. L’obiettivo viene raggiunto con una nuova riorganizzazione dei campionati che porta alla divisione della terza serie tra C1 e C2.

Seguono tre stagioni proprio in C2 culminate col passaggio in C1 nell’estate 1981 sotto la guida del presidente Antonio Farina e con Antonio Pasinato alla conduzione tecnica.

In questi anni la Casertana cresce sotto il profilo dei risultati e consolida la sua partecipazione nella terza serie nazionale arrivando per più di qualche stagione alla disputa della Coppa Italia riservata alle formazioni di serie A e B. In tal senso la stagione 1986-1987 conclusa al terzo posto (dopo aver a lungo condotto la classifica) e col raggiungimento degli ottavi di finale nella manifestazione tricolore.

Enzo Cuccaro alla conduzione societaria

Nell’estate 1987 la Casertana ha un nuovo presidente: è Enzo Cuccaro con il quale prende il via un nuovo periodo d’oro del club rossoblù. Corposi investimenti nell’allestimento della squadra sin dal suo avvento non coincidono, però, con l’ottenimento di risultati sul campo.

La prima stagione 1987-1988 rappresenta un vero e proprio “calvario” con una salvezza raccolta solo al penultimo turno. Va meglio nel successivo campionato di C1 e si punta decisamente in alto nella stagione 1989-1990. E’ forse una delle squadre più belle ed entusiasmanti di tutta la storia dei falchetti quella guidata in panchina da Pino Caramanno. Formazione che pagherà, però, a caro prezzo due punti di penalizzazione iniziali che non le consentiranno al termine della stagione di andare oltre un terzo posto finale.

Per il ritorno in serie B bisogna attendere un altro campionato, quello 1990-1991. Una Casertana anonima nel girone di andata e protagonista di una eccezionale rimonta nella seconda parte della stagione conclusa al primo posto della classifica. A distanza di ventuno anni è ancora serie B dopo la vittoria raccolta al “Pinto” contro il Monopoli.

Ma come la prima esperienza nella categoria cadetta, anche la seconda è di brevissima durata. Il 20 giugno 1992 la Casertana è di scena al “Del Duca” di Ascoli nello spareggio-salvezza che la oppone al Taranto. Gara che si decide ai tempi supplementari in favore della compagine jonica.

Bisogna ripartire dalla C1 e per Cuccaro e la Casertana la retrocessione rappresenta un colpo forte sia dal punto di vista sportivo che economico. La naturale conseguenza una anonima stagione 1992-1993 ed il fallimento della Unione Sportiva Casertana nell’estate 1993.

Venti anni tra i Dilettanti

Dal 1993 al 2013: venti lunghi (e difficili) anni vissuti tra i Dilettanti con l’eccezione della stagione di C2 1996-1997 conclusa, peraltro, con una retrocessione.

Campionati difficili come quello 1997-1998 con una radiazione evitata solo all’ultimo momento dopo alcuni “forfait” e quello 2004-2005 con l’estromissione della Casertana dal campionato di serie D dopo la quarta rinuncia.

La ripartenza dall’Eccellenza con la denominazione Rinascita Falchi Rossoblù nel 2005-2006 ed una nuova retrocessione nel campionato regionale nel 2007-2008 dopo i disastrosi “play-out” col Castrovillari. In mezzo anche la positiva stagione 2006-2007 con la vittoria del torneo di Eccellenza, della Coppa Italia regionale e la disputa della finale nazionale al “Flaminio” di Roma davanti ad oltre mille sostenitori dei falchetti giunti nella capitale.

L’addio alla serie D al termine della stagione 2012-2013 e precisamente il 5 agosto 2013 quando arriva l’atteso “ripescaggio” dopo la finale “play-off” disputata a Foligno contro la Virtus Vecomp Verona.

Il ritorno tra i professionisti

La Casertana nel 2013-2014 disputa, quindi, la Seconda divisione, una sorta di C2, ma già nella stagione successiva accede, dopo l’ennesimo stravolgimento dei campionati, al torneo di Lega Pro.

Nel 2015-2016 sembrano addirittura esserci tutti i presupposti per il ritorno in serie B col girone di andata che viene chiuso in vetta con due lunghezze di vantaggio sulle inseguitrici. Le speranze muoiono con una seconda parte della stagione sottotono e soprattutto in occasione della trasferta di Benevento del 13 marzo 2016 quando una squadra irriconoscibile viene sconfitta dalla compagine sannita.

Si arriva velocemente al 29 ottobre 2016 con l’arrivo alla conduzione societaria del presidente Giuseppe D’Agostino. “Play-off” raggiunti sia nel primo che nel secondo campionato.

Ed oggi sotto la sua conduzione i falchetti vogliono tornare ad essere protagonisti assoluti.