Calcio & Stadio: fermare tutto

Noi piangiamo la perdita del professionismo, voi pensate solo alla realizzazione del nuovo impianto

Lo confidiamo: un barlume di speranza l’avevamo riposto, perché prima di essere cronisti, giornalisti, pennivendoli, vignettistigiornalai (in questi anni ci hanno etichettato in ogni modo a secondo di come il vento tirava), siamo tifosi. Di quelli che hanno goduto dei momenti esaltanti (la serie B conquistata con Enzo Cuccaro) ma anche quelli che (in gradinata, tribuna o in una stanza societaria) hanno ingoiato la polvere dei campi della provincia e della regione in Eccellenza.

Un piccolo barlume di speranza l’avevamo riposto, anche se nel leggere le carte (e in queste settimane ne abbiamo lette tante) si intravedeva solo il buio. Abbiamo cercato conforto in esperti in ambito federale, andando a cozzare sistematicamente con la testa contro l’amara realtà. Ma niente, era più forte di noi. Abbiamo provato ad attaccarci ad ogni appiglio, ad ogni precedente e, ogni qualvolta sbattevamo contro il muro, cercavamo una strada alternativa: niente tutto come prima. Rassegnarsi dunque era la cosa più logica: eppure, abbiamo sperato.

Non tanto dopo aver ascoltato le parole di D’Agostino, socio al 75% della Casertana FC srl, e nemmeno quelle del suo tributarista, fiscalista e consulente Vincenzo Spera. In quella occasione, abbiamo ascoltato tante cose che non giustificavano o non avevano il senso chiaro di ciò che sia realmente successo. È stato un continuo puntare il dito, contro chi, secondo loro, avrebbe volutamente messo in atto un disegno per impedire alla Casertana di iscriversi al campionato. Il motivo, stando alle risposte evasive, nessuno lo sa, nessuno lo conosce. O meglio, non si capisce. Forse ne è ignaro anche colui che l’indice l’ha puntato.

Così tra rassicurazioni, generiche e cariche di speranza, e frasi di circostanza quella conferenza potrebbe essere servita a comprendere la differenza tra il “noi e voi”.

Noi (inteso come città di Caserta e i suoi tifosi) siamo quelli che questa squadra, questi colori, questa storia l’abbiamo vissuta e spesso subita, ma nonostante tutto, rivendichiamo con orgoglio quel senso di appartenenza. Noi (inteso come città di Caserta e i suoi tifosi) siamo quelli a cui non ha fatto paura girovagare per la Provincia in un momento in cui bisognava raccogliere le macerie e ripartire.

Voi (inteso come compagine societaria) siete quelli che invece dopo aver ristrutturato un debito (e ancora oggi non si comprende in che modo si è arrivati a quella cifra) e sistemato i conti, avete fatto in modo che la Casertana FC srl non fosse iscritta al campionato di Lega Pro e candidamente dichiarato di non essere interessati a iscrivere la squadra in un campionato regionale. Voi (inteso come compagine societaria) siete quelli che avete ammesso, in barba al decimo comma dell’articolo 52 delle NOIF, di essere disposti a ripartire in qualche modo dalla serie D e di far giocare la Casertana FC srl (che resterebbe un soggetto commerciale) nei campionati giovanili, pur di non far fallire un nome che vi serve per lo stadio.

Ebbene sì, mentre noi (inteso come città di Caserta e i suoi tifosi) ci laceriamo dietro la perdita del professionismo, voi (inteso come compagine societaria), avete già in testa la exit strategy rappresentata dallo stadio, unico punto d’interesse in questa vicenda. Anzi voi, ne rivendicate non solo la paternità, ma anche la titolarità, il diritto di prelazione e di pareggiare l’offerta, quello di esserci o come Casertana FC srl o come impresa di famiglia, e creare un business che vi consentirebbe di gestire lo stadio fino al 2111 (non è un errore di battitura, duemilacentoundici, avete letto bene).

Ed è per questo che al Sindaco (attuale o quello che le urne decreteranno vincitore) chiediamo di bloccare il progetto stadio. Chiediamo di bloccare qualsiasi manifestazione d’interesse si dovesse intraprendere. Chiediamo di bloccare un’opera che andrebbe a beneficio solo di pochi. Chiediamo di bloccarlo perché non potrebbe essere inserito in alcun modo nella manifestazione d’interesse di chi vorrebbe provare ad investire nel calcio cittadino, viste le clausole di cui sopra. Non può esserci progetto calcistico senza lo stadio e viceversa.

E allora, poiché all’orizzonte non si intravede nulla di chiaro e importante, fermiamo tutto. Stop calcio, stop stadio. Noi (inteso come città di Caserta e i suoi tifosi) capiremmo, voi (inteso come compagine societaria) sicuramente un po’ meno.

Giovanni Fiorentino