La Casertana è morta, viva la Casertana

Ora tocca a D’Agostino chiarire su come sono andate veramente le cose

La Casertana è morta, viva la Casertana. L’estromissione dalla Lega Pro da parte del Consiglio Federale della Figc potrebbe essere l’ultimo atto puramente calcistico della società rossoblù. Un epilogo triste, ma tutt’altro che inatteso dopo la mancata produzione della fidejussione a garanzia necessaria per l’iscrizione al campionato.

Constatato il… cadavere resta da individuare con chiarezza il colpevole. Un aforisma dell’autore Filippo Minacapilli sottolinea che “l’autore del delitto perfetto rimarrà sempre un celebre ignoto“. Opinione sotto certi aspetti condivisibile, ma in questa occasione, considerando che si sta parlando della Casertana, non può e non deve essere così.

Oggi l’indice è puntato in maniera chiara ed evidente su Giuseppe D’Agostino, proprietario direttamente ed indirettamente nella misura del 100% del club. E non potrebbe essere altrimenti. E’ bastato poco dal passare come “miglior presidente nella storia della Casertana” (comunque una definizione assolutamente azzardata e proferita da qualcuno che non conosce in alcun modo l’ultracentenario percorso dei falchetti) “all’uomo che ha deluso” a dispetto dei proclami, spesso folcloristici, che evidenziavano un futuro roseo se non radioso.

Se per D’Agostino abbiamo da sempre evidenziato una conclamata incompetenza calcistica, a questa oggi dobbiamo aggiungere anche una impreparazione professionale che fa, in ogni caso, a cazzotti con quello che è stato il suo percorso imprenditoriale.

Fonti vicine alla proprietà parlano di un D’Agostino rabbuiato, amareggiato e sfiduciato per quella che potrebbe essere la parola fine della sua esperienza alla guida della Casertana. Ma nel contempo viene evidenziato, sia pure tra le righe, che D’Agostino è stato, nella migliore delle ipotesi, “mal consigliato” se non addirittura peggio.

Non è compito nostro fornire alibi a nessuno, men che meno a D’Agostino che, allo stato dei fatti, è e resta l’unico colpevole di questa disfatta. Che si sia circondato (e sia stato assecondato…) nel corso della sua esperienza alla conduzione della Casertana (e sin dall’inizio della sua esperienza…) di persone sbagliate appare anche questo un dato di fatto incontrovertibile. Persone che, oltrepassando in maniera arbitraria i loro compiti e le loro mansioni, hanno finito soltanto per alimentare un clima di sospetto creando solo ed esclusivamente tensioni in tutte le componenti (tifoseria, stampa e persino organi istituzionali) che ruotano attorno ad un club sportivo.

Eppure se D’Agostino avesse voglia di parlare, spiegare, chiarire e, soprattutto, documentare, noi, come tutti, staremo ad ascoltarlo senza mai, come mai abbiamo fatto, farci mettere l’anello al naso accettando pedissequamente le sue affermazioni. Al massimo potrebbe emergere qualche complice di questo assassinio da ricordare a futura memoria. Ma mai come stavolta l’autore (e gli eventuali complici) di questo delitto perfetto dovranno rimanere ignoti.

Massimo Iannitti