Guidi a tutto campo (e pure fuori dal campo)

Intervista a trecentosessanta gradi all’allenatore toscano che siederà sulla panchina della Casertana anche per la prossima stagione

Questo è il periodo per stare in famiglia e mi sto godendo la loro presenza considerato che per tutto l’anno li ho avuti poco vicini“. Un Federico Guidi in vacanza (ma neanche troppo…) quello che sta trascorrendo il post-campionato dopo la sua prima stagione alla conduzione tecnica della Casertana.

Rientrato in Toscana dopo i tanti mesi passati a Caserta sta dedicando il suo tempo agli affetti considerando che “sono una persona che ama stare in famiglia e godermi il tempo insieme dedicandoci anima e corpo“. Il tutto, ovviamente, cercando di restare anche sul pezzo puramente calcistico “vedendo calciatori e partite su partite. Il calcio non si ferma, va avanti tutto l’anno“.

Magari associando anche un film come Rockydi cui ho visto la saga cento volte e probabilmente rivedrò altre cento volte” od una mangiata con amici dove “a tavola sono uno che si adatta. Dalle nostre parti diciamo che sono… di bosco e di riviera. Mi piace mangiare di tutto e va bene anche una pizzata in compagnia. Ma se proprio volete farmi contento una cena con la brace è il mio ideale“.

Un Guidi che, lontano dal terreno di gioco dove siamo stati abituati a vederlo, riconosce i suoi difetti (“accetto male la sconfitta, ma in generale reagisco male agli eventi negativi“), ma a cui vengono riconosciuti anche alcuni pregi: “ovunque sia andato la costante è rappresentata dai rapporti umani che si sono creati e mantenuti nel tempo. Anche a Gubbio, nonostante l’esonero, sono rimasto in ottimi rapporti sia col presidente che col direttore“.

Fondamentale, però, evitare di farlo arrabbiare. “Non toccare gli affetti ed i valori morali sono due principi fondamentali. Non mi piacciono le persone che esprimono giudizi senza conoscere la persona. Il rischio è quello di avere brusche reazioni“. Quest’anno a Caserta a dir poco inviperito lo si è visto dopo la sconfitta interna rimediata in nove uomini con la Viterbese al Pinto. “Sono estemporaneo quando sono agitato, penso che in quella occasione mi sia uscita anche una… malaparola in dialetto partenopeo“.

Altrettanto importante non tradire la sua fiducia. “E’ successo in qualche occasione di aver dato affidamento a persone che, alla prima difficoltà, non si sono dimostrate amiche. Sensazioni che vivo male dopo, fatto sta che dentro di me etichetto queste persone e so come comportarmi dopo“.

Sul calcio, la sua professione, ha le idee chiare sin da piccolo. “Da bambino volevo fare il calciatore. Da grande? L’allenatore. Aver guidato le Nazionali giovanili è stato per quanto mi riguarda una incredibile esperienza formativa. Una opportunità per studiare metodologie di allenamento e lavoro che in Italia non siamo abituati a vedere. Ho avuto la possibilità di lavorare al fianco di Maurizio Viscidi (coordinatore delle Nazionali maschili, ndr) e Mauro Sandreani (direttore dell’area scouting azzurra, ndr). Due veri e propri maniaci del calcio. Il loro confronto mi ha dato tanto. Dall’altra parte mi mancava il lavoro quotidiano sul campo. Per questo motivo la scelta di seguire altre strade in campionati professionistici“.

Il tutto sotto il credo calcistico del 4-3-3. “Il modulo è solo un disegno statico, ma da quel disegno partono una serie di movimenti che si differenziano a seconda di come gli avversari vengono ad affrontarci. Poi ci sono i modelli da seguire a cominciare dall’Ajax di Cruijff (il calcio totale nell’era dei tulipani, ndr) al Milan di Sacchi, fino ad arrivare all’Empoli ed al Napoli di Sarri, al gioco di De Zerbi od a quello di Klopp al Liverpool. Calciatori e gioco tecnico. Squadre che non facevano toccar palla agli avversari“.

A proposito di calciatori, esiste uno per cui farebbe carte false pur di allenarlo. “Si, si chiama Messi. E prima di lui anche Iniesta. In Lega Pro mi tengo stretto i miei e non faccio un torto a nessuno“.

Ancora qualche settimana di riposo e poi si tornerà a lavorare a Caserta. “Dove mi sono trovato benissimo per il calore delle persone, per il rapporto che si è instaurato con tantissimi casertani, per l’amicizia che tale si è rivelata. Grande cortesia e disponibilità. Ma c’è anche un rammarico: la città, complici anche e soprattutto le restrizioni, l’abbiamo girata poco. Casa, stadio, casa. Non oltre. In questa occasione mi seguirà la famiglia, ed avremo modo di conoscerla meglio“.

Altri due anni di contratto per il tecnico toscano e la soddisfazione di essere l’unico allenatore nella gestione D’Agostino ad aver… resistito sulla panchina della Casertana per oltre una stagione. “Eppure di quello che avevamo in mente come staff tecnico all’inizio della nostra esperienza in rossoblù pensiamo di aver espresso un cinquanta-sessanta per cento, non oltre. Siamo stati discontinui, ma con tutte le attenuanti del caso a cominciare dalle problematiche Covid. All’inizio dell’anno senza fare ritiro e senza svolgere allenamenti collettivi od amichevoli. Il processo di crescita si è rallentato. Solo a tratti siamo riusciti a vedere quello che avevamo nelle previsioni“.

Ed in tema di… previsioni. Se chiudesse gli occhi e si proiettasse tra un anno cosa vorrebbe aver raggiunto Guidi con la sua Casertana. “Sarei contento se avessimo fatto parlare di loro tanti calciatori rossoblù del nostro organico migliorandone il loro potenziale. Per quanto mi riguarda mi andrebbe bene anche solo un punto in più ed una posizione migliore in classifica“.

Massimo Iannitti