#Accaddeoggi – 21 febbraio 1960 – Casertana-Avellino 2-0

Imprendibile Cacciavillani: le reti del successo rossoblù di Rigolassi e Savastano

Quarantacinque minuti di dominio assoluto ed incontrastato della Casertana; altri quarantacinque nei quali gli ospiti irpini hanno messo fuori una modesta percentuale delle loro effettive capacità. Un primo tempo illuminato dal’estro e dalla classe dell’oriundo di turno nelle fila dei falchetti e concretato da due magnifiche reti. Un secondo tempo che ha fruttato ai lupi soltanto il platonico risultato di cinque calci d’angolo.

Questo in sintesi il succo di un derby attesissimo e che vedeva largamente favorito dai pronostici quell’Avellino che, per coprire una posizione di classifica di assoluta sicurezza, partiva sul velluto della tranquillità, mentre l’avversario, stretto alla gola dalla necessità di far punti ad ogni costo, rischiava di farsi impantanare nelle spire dell’orgasmo. Sul campo tutti questi elementi che avrebbero potuto dare alla contesa un tono di acrimonia, che avrebbero potuto accendere le scintille di un grosso incendio, sono venuti meno e davanti agli occhi stupiti degli spettatori si è presentato lo spettacolo inatteso di un incontro nel quale la materia a contendere era venuta meno per merito esclusivo dei padroni di casa. Se c’è in campo una squadra che assume il comando delle operazioni costringendo l’altra a far da comparsa è assolutamente impossibile che possano nascere contestazioni.

La Casertana ha impiegato esattamente otto minuti per passare in vantaggio una prima volta ed ha replicato dopo un quarto d’ora. Il tempo di spegnere nell’avversario ogni velleità, il tempo di stabilire che oggi sul campo vi era un dominatore ed un succubo. Tale è stato in effetti l’Avellino per quarantacinque minuti esatti: stretto nella morsa di attacchi continui e perentori non è riuscito mai a sganciarsi per tentare almeno qualche azione di alleggerimento che concedesse ai suoi reparti arretrati di tirare il respiro. A rendere l’idea, con sufficiente chiarezza, basterà dire che il giovane portiere casertano ha toccato il primo pallone su tiro degli attaccanti irpini esattamente al quarto minuto della ripresa. E’ detto tutto. Cos’è che ha potuto trasformare di punto in bianco la Casertana da una squadra timorosa qual era in un complesso operante con chiarezza di idee e mirante al sodo con perentorietà? Lasciando a ciascuno dei giocatori di casa il merito di aver dato tutto quanto era possibile dare per chiudere una buona volta il conto aperto con la sfortuna, ci sembra doveroso portare alla ribalta della giornata il giocatore più discusso della squadra.

Parliamo di Cacciavillani. Il “Chico” ha giocato (soltanto quarantacinque minuti) ad un ritmo infernale portando in ogni più riposto angolo del tappeto verde i suggerimenti che gli vengono da un bagaglio di classe superiore alla media. La squadra tutta ha girato attorno a lui, intuendone alla perfezione le intenzioni, sfruttandone positivamente gli altruismi, quasi in fretta, quasi intuendo che la grande “fiammata” si sarebbe spenta per logica di cose, come in effetti si è spenta negli spogliatoi al momento del riposo. Nella ripresa, difatti, l’oriundo ha continuato a combattere con accanimento commovente, ma l’estro non c’era più, la finta diabolica che prima aveva abbacinato gli avversari non riusciva, e la Casertana è stata costretta a subire l’iniziativa degli ospiti i quali tenevamo sì il campo con sufficiente autorità, ma erano ben lungi dal sapere imporre un dominio costante, erano incapaci di andare a rete.

Come il successo non sarebbe stato possibile per i casertani se alla favorevole giornata dell’oriundo non avesse fatto riscontro un effettivo stato di grazia della squadra tutta, così bisogna mettere nel dovuto rilievo che l’Avellino, costretto a giocare come l’avversario gli concedeva di fare, ha creato le premesse alla vittoria di questi, lasciando negli spogliatoi tutte quelle prerogative di gioco e di organizzazione che gli conoscevamo. Lì imperava Cacciavillani, qui veniva clamorosamente meno Colangelo, solitamente ispiratore ed organizzatore del gioco. In campo rossoblù si stagliavano sul campo un Settembrino grintoso e sbrigativo nel gioco, ed un Traversa formato di lusso; nelle fila verdi Alberici denunciava quel regresso di forma che già avvertimmo a Pomigliano, e Fida trasportava con troppa frequenza la palla più che farne oggetto di suggerimenti come sa fare di solito. Un Avellino nelle cui fila qualcosa all’improvviso non gira più con la solita precisione ed il verdetto del campo è conseguenziale.

Si è concretato dopo pochi minuti di gioco quando nessuno dei presenti si era ancora reso conto del come si sarebbero messe le cose. Se cioè ci si dovesse rassegnare alla solita remissiva Casertana, ovvero c’era da sgranare tanto gli occhi. L’omino dalla pelle scura aveva, subito al fischio d’inizio, cominciato ad imperversare. La palla calamitata dal suo piede assumeva le direzioni più impensate e partivano sui suoi lanci ora Rigolassi, ora Savastano cui non sembrava vero di aver trovato una “spalla” che alleggerisse la sua marcatura.

Ottavo minuto e partiva il lancio buono sulla sinistra. Un giochetto per Rigolassi liberarsi dell’atletico (fin troppo) Da Dalto e stringere al centro. Un altro difensore superato e palla scodellata in rete sotto il corpo del bravo Spadafora. Non ci voleva altro per accendere la miccia dell’entusiasmo in campo e fuori. Il ghiaccio è rotto. Nessuno fermerà più la Casertana. La palla viaggia facile da Cacciavillani a Savastano, da Michelone a Rigolassi e dall’ex sannita ritorna al centro: Zanellato, rupe dello schieramento irpino, vacilla sotto i colpi di ariete. Savastano non è un “agnellino” nei contatti, lo stopper avellinese di pastafrolla non è, ed i contatti fra i due, più che frequenti, fanno divampare scintille. Ma si rialzano sempre ambedue indenni e più arzilli che mai.

Tenta anche l’affondo da solo il “Chico” dopo aver fraseggiato con i compagni di linea, ma lui ha bisogno di arrivare a rete, non di tirare da lontano per assaporare l’ebrezza del successo. Gli avellinesi stanno a guardare quello che avviene in campo, ne sono stupiti ed abbacinati. Chi dovrebbe costruire non riesce: Alberici perchè “distrutto” da Cacciavillani, Fida perchè riflette troppo prima di agire. Si fa presto ad arrivare al 23′. E’ ancora l’oriundo che imperversa al centro e Zanellato, che in fatto di tecnica pura non può competere con lui, lo atterra. Calcio piazzato che esegue la stessa “vittima” del fallo trasformandolo in un preciso invito a centro area. Spunta Michelone dal gruppo e di testa fa fuori Spadafora. E’ il tripudio.

Da questo momento la cronaca diventa un fatto esclusivamente riservato ai falchetti. Avesse avuto la Casertana all’estrema destra un uomo meno svanito di Galli, sarebbe arrivata ad un risultato col pallottoliere. Ma il numero sette di Terra di Lavoro fa di tutto per distruggere (è la parola più appropriata) tutti i palloni che arrivano nella sua zona di pertinenza. Spadafora fa l’impossibile per arginare con interventi tempestivi e coraggiosi la marea. Ci riuscirà e sarà anche suo merito se il passivo non assumerà proporzioni catastrofiche. Un suo intervento, allo scadere del tempo, su testa di Cacciavillani evitava una rete sicura, anche se causava un calcio d’angolo e sulla rimessa dalla bandierina era ancora lui a fermare il tiro ravvicinato del moretto.

La ripresa, come si è detto, ha avuto il rovescio della medaglia. Era assurdo presumere che il numero dieci casertano riuscisse a condurre ancora allo stesso ritmo indiavolato la sua azione e la Casertana è calata di tono dando l’impressione di voler difendere il suo vantaggio. Vari i pericoli per il giovane Piccolo, chiamato a sostituire in extremis il titolare Picchi indisposto, e bisogna dire che, sia pure con un pizzico di fortuna, ha assolto bene il suo compito. Qualche sua deviata in angolo si è rivelata provvidenziale nel periodo di maggiore pressione degli irpini. E ben cinque volte l’azione d’angolo si è ripetuta a confermare che l’Avellino era ben lungi dal considerarsi spacciato. Ma oltre Guarniero, il cui fine palleggio testimonia una discreta classe, chi avrebbe potuto segnare? Forse il sempre troppo plateale Brugnera? Forse l’immaturo Bazzarini? E Bigoni si rivelava ostacolo insormontabile per il numero nove degli ospiti.

Si presentava, invece, al 36′ una occasione d’oro per la Casertana allorchè Savastano captava a mezzo campo la palla e sullo scatto rubava un paio di metri a Zanellato. Giunto in area scodellava a Galli un pallone pronto per essere spedito in rete, ma l’estrema destra faceva esplodere lo stadio per il disappunto. Più lesto di lui l’ottimo Spadafora si lanciava a corpo morto e salvava il tre a zero. Poi dall’altra parte salvava ancora Piccolo e poi Bigoni sulla linea. Tripudio finale per tutti, anche per l’arbitro che si era ritrovato fra le mani un derby senza veleno nemmeno nella coda.

Serie C 1959-1960 – 20a giornata – 21.02.1960

CASERTANA – AVELLINO 2-0

Casertana: Piccolo, Volpi, Galeotti, Settembrino, Bigoni, Traversa, Galli, Querini, Savastano, Cacciavillani, Rigolassi. All. Voros

Avellino: Spadafora, Da Dalto, Foletto, Alberici, Zanellato, Fida, Brugnera, Colangelo, Guarniero, Mauri, Bazzarini. All. Di Gennaro

Arbitro: Ciciriello di Taranto

Reti: Rigolassi (C) 8’, Savastano (C) 23’

Nella foto l’esultanza di Savastano dopo la seconda rete rossoblù messa a segno

(Alberto Valerio – Il Mattino – edizione del 22 febbraio 1960)