Eziolino: o si ama o si odia

L’allenatore del Potenza torna al “Pinto” dove non ha mai fatto bene

Non ci sono mezzi termini e neanche… mezze misure. Eziolino Capuano, istrionico allenatore del Potenza avversario mercoledì della Casertana è fatto così. Prendere o lasciare: o si ama, o si odia. Tecnico competente (aggiungerei preparatissimo e grande studioso del giuoco del calcio) chiamato per l’ennesima volta a dare vita ad una squadra costretta a lottare per la permanenza nella categoria.

La sua diventa una sfida personale, una battaglia contro tutto e contro tutti, con la voglia di sorprendere il mondo intero e conquistare una salvezza sulla quale nessuno avrebbe giurato. Nessuno tranne lui. C’è riuscito, solo per fare un esempio recente nel tempo, due stagioni fa a Rieti. Poi, quando ha capito che nel centro laziale non ci sarebbe stata trippa per gatti, ci ha messo un attimo a rescindere il contratto di un ulteriore anno ed attendere una nuova chiamata.

Già, perchè ad Eziolino, sarà uno, sarà l’altro, prima o poi lo chiamano e tutti arrivano ad affidarsi alle sue cure. Ad Avellino lo scorso anno al momento del suo annuncio polemiche a non finire da parte dei sostenitori biancoverdi per il suo passato alla Juve Stabia. “Questa piazza sarà mia” ebbe a dire il Mini-One. I fatti, i risultati gli hanno dato ragione inconfutabilmente ragione, e qualche suo contestatore della prima ora ha versato pure qualche lacrimuccia al momento del suo addio.

Dopo aver dato a Eziolino quello che è… di Eziolino, “con l’onestà intellettuale che ci ha sempre contraddistinto da sette generazioni” (cit.) a noi Capuano non piace per niente, proprio zero. Ha lasciato ricordi splendidi un po’ dovunque, meno che a Caserta, dove, per quello che ci riguarda, paga quello che è e resta un peccato originale.

Nell’estate 2003 il suo primo arrivo alla guida dei falchetti chiamato dall’allora presidente Di Mascio (“buono” quello…). Fu capace di allestire una squadra sontuosa (cit. pure questo): tra gli altri dentro Barone, Chietti e Piemonte, solo per fare qualche nome, tutti elementi fuori-categoria per quello che era il campionato Interregionale.

Le prime due gare di Coppa (con conseguente eliminazione al primo turno) contro la Sangiuseppese, poi il martedì antecedente all’inizio del campionato l’addio. “Non me la sento di stare in questa categoria (la serie D, ndr) ed è giusto farsi da parte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata domenica scorsa, dove l’atteggiamento poco sportivo dei tifosi della Sangiuseppese mi ha convinto che questa categoria in tanti anni non è per nulla cambiata. Io insegno a giocare a calcio e non insegno a fare la guerra come invece accaduto domenica su un campo impossibile“. Un rifiuto alla categoria, quindi, ma sia pure indirettamente anche alla piazza di Caserta.

A distanza di qualche tempo la chiamata del Sora nel campionato di C2 dove resterà per due anni. Tornerà alla conduzione della Casertana dieci anni dopo, probabilmente chiamato da qualcuno che quella storia del 2003 non la conosceva o… faceva finta di non conoscere (cosa ancora più grave). Mille e passa tifosi assiepati al Pinto al momento della sua presentazione, ma pure in questo caso una esperienza breve da raccontare.

La preparazione in tuta da sub, l’invito a Caturano “ad aprirsi una pizzeria” (frase poi smentita) solo per citare due episodi rimasti nella… storia. Due pareggi in Coppa Italia, e due sconfitte in campionato dopo un altro pari all’esordio. Inevitabile l’esonero non prima di aver dichiarato dopo il ko col Gavorrano “ho visto un’accozzaglia di gente sparsa per il campo, non una squadra di calcio. Molti di questi calciatori sono venuti a Caserta a fare i turisti e a vedere la Reggia“. Eppure a distanza di qualche anno Eziolino ebbe a dire… “quella squadra alla fine ha ottenuto la promozione e l’avevo costruita io“.

Caserta, quindi, a Capuano è rimasta… qua anche se più di una volta il suo ritorno alla guida dei falchetti è sembrata cosa fatta. E neanche quando è tornato da avversario è riuscito a fare bene. La prima volta alla guida della Sambenedettese in Coppa Italia nel 2017: 3-1 per la Casertana dopo i tempi supplementari. Poi col Rieti (sconfitta per 2-1) ed infine la passata stagione alla guida dell’Avellino (2-0) quando il tecnico dichiarò “i rossoblù hanno vinto perchè hanno avuto la cazzimma“.

Mercoledì si torna sul palcoscenico del Pinto. Prepariamoci ad un altro show, dentro e fuori dal campo. Perchè Eziolino è fatto così: o si ama, o si odia. Dove eravamo rimasti (cit. pure questo)?

Massimo Iannitti