In mezzo alle regole dovrebbe sempre prevalere quella del buonsenso

Tanti errori arrivati da tutte le componenti. Ma una cosa è chiara: Casertana-Viterbese non si doveva giocare

Lo 0-3 maturato sul campo un giorno sarà utile, magari, solo per le statistiche. Ma Casertana-Viterbese vissuta nel tardo pomeriggio di ieri è e resterà un evento nella storia non solo del club rossoblù, ma probabilmente dell’intero movimento calcistico nazionale ed oltre. Nove uomini contro undici, in ossequio di un protocollo partorito da qualche mente malsana e necessario per garantire la regolarità di un campionato che di regolare, a questo punto, ha ben poco.

Sorvoliamo necessariamente su comunicati e contro-comunitari che sono arrivati da una parte e dall’altra nel concitato pre-partita e nell’acceso post-gara. Manifestiamo la nostra perplessità sull’atteggiamento avuto dall’Asl Caserta che avrebbe potuto dire la sua sullo svolgimento o meno della partita evidenziando un focolaio Covid che era sotto gli occhi di tutti. Passiamo oltre sia lo scippo posto in essere dalla compagine laziale che la burrascosa conferenza-stampa dopo il triplice fischio finale, comprendendo il momento difficile ma senza in alcun modo condividere i toni usati dal tecnico casertano. Sorridiamo (amaramente) dopo le ultime dichiarazioni del presidente della Lega Pro Ghirelli che ha evidenziato che “si poteva anche scegliere di non giocare” concedendo pure lo sconto di un punto di penalizzazione.

Ma quello che era chiaro per tutti – a maggior ragione dopo i risultati degli ultimi tamponi effettuati a tre calciatori rossoblù da cui sono state evidenziate due ulteriori positività – che Casertana-Viterbese non si doveva giocare.

Perchè in mezzo a tante regole una sola deve sempre e necessariamente prevalere: quella del buonsenso. E questa regola, non scritta ma da sempre utilizzata per evitare guai peggiori, non è stata rispettata. Costringere la Casertana in campo è stata una scellerataggine: ora è necessario che i vertici della Lega Pro si assumino le loro responsabilità per quello che è accaduto.

Massimo Iannitti