Caserta-Avellino: andata e ritorno

Tanti allenatori e calciatori che hanno indossato entrambe le maglie. Ma c’è anche uno… mancato che avrebbe potuto cambiare la storia dei due club

Caserta-Avellino: andata e ritorno. Tanti i calciatori, ma anche i tecnici, che hanno indossato, in epoche ovviamente differenti,  sia le divise rossoblù che quelle biancoverdi. Trasferimenti che sembravano impossibili da concretizzare e scelte più o meno dolorose: ma sono quasi tutti nomi che hanno lasciato il segno nella storia dei due club.

Uno su tutti e prima di tutti. E’ quello di Adriano Lombardi, indimenticato da una parte e dall’altra. Capitano di quell’Avellino che nella stagione 1977-1978 conquistò la storica promozione nella massima serie. Nella prima metà degli anni Ottanta, chiusa la carriera calcistica, l’inizio di quella di allenatore. Il rosso di Ponsacco siederà più volte in periodi differenti sia sulla panchina irpina che su quella della Casertana. A lui è legato il ritorno dei falchetti in serie B al termine del campionato 1990-1991. La sua scomparsa, avvenuta nel 2007 a Mercogliano, non ne ha in alcun modo affievolito il ricordo ed a lui è intitolato l’impianto del Partenio.

Negli anni Sessanta, poi, e precisamente nell’estate 1967 fece scalpore la campagna acquisti della Casertana. L’Avellino aveva chiuso il precedente campionato di serie C al secondo posto della classifica alle spalle del Bari. Il presidente Moccia diede incarico ad Ulisse Giunchi di attingere a piene mani nell’organico biancoverde: arrivarono in rossoblù a suon di milioni il portiere Alberto Recchia, il centrocampista Renzo Selmo e l’attaccante Augusto Ive, capocannoniere degli irpini con quindici realizzazioni. Dopo la prematura e tragica scomparsa di Giunchi, dall’Avellino arrivò anche il tecnico Renato Piacentini, poi esonerato dopo la sconfitta interna della sesta giornata con la Ternana. Capitano di quell’Avellino era Alfio Riti, centrocampista frusinate, con la maglia della Casertana dal 1958 al 1961 per poi passare agli irpini in cambio del marchigiano pari ruolo Gianni Fida.

L’elenco dei doppi ex continua anche con Salvatore Campilongo, con i falchetti che con i lupi sia nelle vesti di calciatore che di allenatore, ma l’elenco dei tecnici comprende anche e soprattutto Claudio Tobia, nei suoi primissimi anni di carriera di allenatore alla guida della Casertana ed a seguire nella stagione 1981-1982 alla conduzione degli irpini nella massima serie al posto del dimissionario Luis Vinicio. Tornando ancora più indietro negli anni troviamo l’albanese Skender Perolli arrivato sulla panchina della Casertana nel 1955 dopo aver guidato nella precedente stagione proprio l’Avellino, e con lui anche Tom Rosati e Nedo Sonetti, fino ad arrivare a Mario Russo ed Ezio Capuano, tutti con l’incarico di allenatore delle due squadre in differenti stagioni. Diverso, invece, il caso di Guido Ugolotti: giovane attaccante con la maglia dell’Avellino all’inizio degli anni Ottanta e poi allenatore della Casertana nella stagione 2013-2014 conclusa con l’ammissione alla Lega Pro unica.

Per quanto riguarda i calciatori nell’estate 1978 dall’Avellino arrivò a Caserta un giovanissimo Oscar Tacchi dopo essersi formato nell’Irpinia, societàsatellite del club biancoverde che militava in serie D. Poco più di dieci anni più tardi da ricordare il prestito alla Casertana proprio dagli irpini di Fabrizio Ravanelli, meteora in maglia biancoverde destinato a diventare uno degli attaccanti italiani più forti degli anni Novanta. Espressamente voluto da Adriano Lombardi sempre da Avellino arrivò nella stagione 1990-1991 pure Andrea Manzo, protagonista anche lui della promozione nella categoria cadetta della Casertana. Percorso inverso, invece, per il talentuoso terzino Vincenzo Moretti, cresciuto calcisticamente nel vivaio rossoblù per poi collezionare oltre cento presenze con la maglia dell’Avellino. Stesso discorso pure per Carmine Esposito.

Più recenti gli ultimi doppi ex. Nell’estate 2018 il Coni ratifica la mancata iscrizione dell’Avellino al campionato di serie B e proprio dalla compagine avellinese arrivano ad indossare la maglia rossoblù sia Luigi Castaldo che il capitano irpino Angelo D’Angelo insieme ad Antonio Zito, pure lui con i biancoverdi nel biennio 2014-2016. A compiere il percorso inverso fu nel corso della stessa stagione 2018-2019 sia Alessandro De Vena che Luis Alfageme: insieme all’altro ex falchetto Nicola Ciotola saranno protagonisti del ritorno in serie C dell’Avellino.

Chiusura dedicata ad un ex mancato: si tratta di Antonio Sibilia, artefice principale del miracolo Avellino alla metà degli anni Settanta. Nel 1975 il presidente della Casertana Moccia annuncia il suo disimpegno dal club rossoblù dove poi resterà, di fatto, fino all’anno successivo. Tra i principali imprenditori interessati all’acquisizione della società c’è proprio Sibilia, che ha appena ceduto il timone del sodalizio irpino restando al suo interno con la carica di consigliere. L’operazione, che con ogni probabilità avrebbe cambiato la storia dei due club, alla fine non si concretizza e l’imprenditore irpino tornerà alla guida dell’Avellino in serie A all’inizio degli anni Ottanta.

Giovanni Fiorentino