Storia & Storie: il rapimento Moccia

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Il 18 dicembre 1974 il sequestro del presidente della Casertana: sarà rilasciato dopo cinque giorni

Giuseppe Moccia, imprenditore di origini afragolesi nel settore cementifero, ha ricoperto la carica di presidente della Casertana dal 20 luglio 1963 al 10 dicembre 1974, ma di fatto è stato il punto di riferimento economico e gestionale del club rossoblù fino alla stagione 1975-1976. Sotto la sua presidenza gli “anni d’oro” della Casertana: dalla prima storica promozione in serie B nel giugno del 1969 fino alla successiva “Rivolta del Pallone” del settembre successivo. E poi ancora un nuovo passaggio nella categoria cadetta ottenuto, dopo la revoca a tavolino, già nel campionato seguente. Nel dicembre 1974 un accadimento che segnerà per sempre la storia dell’uomo legata a filo doppio a quella della Casertana: il suo rapimento.

 

Mercoledì 18 dicembre 1974. Giuseppe Moccia esce alle 6,30 dalla sua villa di via Stazio a Napoli diretto ai suoi uffici della Ferrovia: è quello il centro nevralgico di un impero industriale che lo vede a capo di quattordici stabilimenti per la produzione di cemento. Un segnale stradale, che più tardi si scoprirà essere uno stratagemma operato dai malviventi, lo porta a deviare il suo percorso sulle Rampe di Sant’Antonio, la strada fatta di numerosi tornanti che conducono da Posillipo a Mergellina. Ed è proprio su questa discesa che avviene l’agguato. Due macchine affiancano l’auto di Moccia: una di queste la sperona mentre l’altra, superandolo, gli taglia la strada. Vengono esplosi anche due colpi di pistola ed uno di questi colpisce lo sportello del veicolo di Moccia senza, però, trapassare la carrozzeria. L’imprenditore viene caricato di forza su una delle due auto dei rapitori che, sulla base di alcune testimonianze, si dirige a tutta velocità verso corso Vittorio Emanuele. Si materializza in queste circostanze il rapimento del presidente della Casertana.

Circa mezz’ora più tardi arriva sul posto una pattuglia della Volante di Napoli. Il veicolo dell’imprenditore viene ritrovato di traverso al centro della carreggiata: i fari ancora accesi ed i tergicristalli a mezza altezza. La polizia esamina i documenti accertandosi che si tratta dell’auto dell’imprenditore napoletano. La polizia telefona sia a casa di Moccia che ai suoi uffici dove non è mai arrivato. Si teme un incidente ma col passare dei minuti si fa avanti anche l’ipotesi del rapimento la cui conferma arriva attorno alle 10,30 della stessa mattinata. Una telefonata informa i familiari di Moccia: “preparate un miliardo, ci faremo sentire tra tre giorni“.

Partono le indagini. I primi indizi portano verso la zona dei Mazzoni o del giuglianese senza tralasciare l'”anonima sarda”, ma, come si saprà più tardi, la pista è quella sbagliata. A sequestrare Moccia furono, invece, i “Nuclei Armati Proletari”, cellula di sinistra che attraverso i rapimenti finanziava le sue attività terroristiche.

La notizia del rapimento, intanto, ha raggiunto anche Caserta. Moccia appena qualche giorno prima ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica di presidente del club rossoblù “consegnando” la squadra al sindaco Gallicola ritenendosi sollevato da ogni responsabilità economica ed organizzativa. Il fatto scatenante una dura contestazione avvenuta al “Pinto” l’8 dicembre dopo lo scialbo pareggio interno con la Turris. All’uscita dei dirigenti dall’impianto vola qualche pietra all’indirizzo delle loro macchine: l’obiettivo è il direttore sportivo Cominato, colpevole di non aver allestito una squadra all’altezza del campionato di serie C, ma viene colpita anche l’auto di Moccia. Per il presidente è il momento di dire basta: il club viene affidato alla “triade” composta dal vicepresidente Luigi Cuccaro insieme a Catello Tronco e Santino Piccolo. Toccherà a loro gestire un passaggio che avverrà, di fatto, solo un anno e mezzo dopo.

Già dal giorno del rapimento la famiglia di Moccia è all’opera per recuperare la somma richiesta. Le trattative vengono portate avanti da Carlo Rolandi, commercialista dell’imprenditore, e dagli avvocati Franco Aversa e Giuseppe Perrone Capano. In cinque giorni i rapitori si fanno sentire ben sei volte. Sabato sera fanno recapitare alla famiglia un nastro magnetico che contiene una breve registrazione di Moccia, una sorta di rassicurazione sulle sue condizioni di salute. Nella mattinata di domenica 22, quindi, il riscatto richiesto di un miliardo di lire è pronto per essere consegnato.

Tocca a Rolandi, presidente del collegio sindacale dell’azienda di Moccia, questo compito. Una serie di lunghe e tortuose indicazioni recapitate nel corso del percorso lo portano fino a piazza Salvatore di Giacomo a Napoli. Qui ferma l’utilitaria che ha nel suo bagagliaio l’ingente somma e si allontana dirigendosi verso la fermata del bus a piazza Vittoria. Quando si volta l’auto non c’è più. A questo punto bisogna soltanto da attendere.

Il calcio non si ferma, non si può fermare. Alle 14,30 della stessa domenica la Casertana ospita al “Pinto” il Bari: la partita finisce 0-0 ma il risultato passa necessariamente in second’ordine. Il pubblico del “Comunale” scandisce più volte il nome del suo presidente ed il suo vice Cuccaro dichiara “ci auguriamo che Moccia torni presto a casa” mentre l’allenatore Lodi è rammaricato. “I giocatori hanno lottato col cuore in gola, non hanno smesso di correre dal primo all’ultimo minuto. Volevano a tutti i costi dedicare la vittoria a Moccia“.

L’imprenditore napoletano viene rilasciato nella serata della domenica stessa a Fuorigrotta nei pressi di piazzale Tecchio. Gli lasciano in tasca tre biglietti da mille lire necessari per pagarsi un taxi. Dopo pochi minuti è a casa in via Stazio tra le braccia dei familiari. La notizia della sua liberazione raggiunge anche Caserta dopo una breve telefonata tra il vicepresidente Cuccaro ed il figlio dell’imprenditore Gennaro. Il sindaco Gallicola dichiara “sono lietissimo per questa felice conclusione di una vicenda che aveva profondamente colpito tutta la citta. Moccia lo conosciamo tutti e lo apprezziamo tutti. E’ stato restituito un grande lavoratore, di grandissima umanità al proprio lavoro, alla famiglia a tutta la città“.

Insieme alle parole del sindaco anche quelle di Armando Buffon, portiere della Casertana che parla a nome dell’intera squadra rossoblù. “Abbiamo vissuto giorni di abbattimento giocando contro il Bari con un impegno eccezionale pensando a Moccia, non al presidente ma all’uomo, alle sue doti umane e morali, al suo dramma che egli certamente stava affrontando con grande forza di animo. E sul’esempio di queste sue doti abbiamo cercato di reagire. Per noi è rientrata una persona di famiglia che credevamo perduta. Speriamo di vederlo presto e di potergli dire a voce quanto adesso non riusciamo ad esprimere“.

Massimo Iannitti