Casertana-Avellino: andata e ritorno

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Fabrizio Ravanelli all’esordio con la maglia della Casertana nella gara con la Ternana. Arrivò ad ottobre 1989 in prestito dall’Avellino

Da Riti a Ravanelli; da Perolli a Tobia. Tantissimi gli ex, oggi come ieri, che hanno difeso i colori rossoblù e biancoverdi

Castaldo, D’Angelo e Zito da una parte; Alfageme, Capuano e De Marco dall’altra. Casertana-Avellino in programma domenica pomeriggio al “Pinto” sarà un derby particolare anche per la presenza di tanti ex che hanno indossato, anche in rapida successione, la casacca rossoblù e quella biancoverde.

Fatto sta che la storia insegna che il viaggio “Caserta-Avellino” (e viceversa) è stato da sempre percorso da tanti calciatori ed allenatori durante gli ultracentenari avvenimenti dei due club. Uno degli esempi è rappresentato da Fabrizio Ravanelli: acquistato dalla società irpina nell’estate 1989 dal Perugia non convinse nelle prime uscite nel campionato di serie B. Ad ottobre il passaggio in prestito alla Casertana del presidente Cuccaro dove contribuì con dodici realizzazioni all’ottima stagione della formazione rossoblù guidata in panchina da Caramanno. “Scartato” nuovamente dall’Avellino nella successiva stagione arriverà a conquistare con la Juventus anche una Champions League.

Non da meno il “gemello del gol” di Ravanelli Salvatore Campilongo che è addirittura un “quadruplo ex”: come calciatore con l’Avellino ad inizio carriera (1980-1981) e poi alla metà degli anni Novanta. Ma l’attaccante si è pure seduto sulla panchina irpina nel 2008-2009 nel campionato di serie B. Stesso discorso con la Casertana dove ha giocato nel triennio 1989-1992 ed ha allenato sia nella serie D 2002-2003 che nel torneo di Lega Pro 2014-2015.

Da ricordare, poi, Vincenzo Moretti, cresciuto calcisticamente nella Casertana dal 1993 e passato all’Avellino nel 1995-1996. Il club irpino lo girerà nuovamente in prestito al club rossoblù nella successiva stagione di C2 e poi tornerà a vestire nuovamente la maglia biancoverde nel 2003 collezionando oltre cento presenze tra i professionisti con l’Avellino.

Con loro tanti, tantissimi doppi ex: all’inizio degli anni Ottanta arrivò al “Partenio” un giovanissimo Nicola D’Ottavio che non trovò grandi spazi nella formazione guidata in panchina da Luis Vinicio. Negli anni successivi divenne uno degli attaccanti di maggiore affidamento sia nella categoria cadetta che in serie C (con i falchetti nel campionato 1987-1988). Percorso inverso, invece, quello di Enio Bonaldi, esploso calcisticamente nella Casertana nel biennio 1985-1987 e poi arrivato ad indossare anche la maglia biancoverde.

Tornando ancora più indietro nel tempo ed arrivando fino agli anni Sessanta da ricordare, poi, il centrocampista Alfio Riti, arrivato a Caserta nel 1958 dal Frosinone e destinato a vestire la casacca dei falchetti per tre stagioni per poi diventare capitano dei “lupi” alla metà degli anni Sessanta. Dello stesso periodo pure Renzo Selmo, l’attaccante Augusto Ive ed il portiere Alberto Recchia, quest’ultimo passato dall’Avellino alla Casertana nell’estate del 1967.

E poi ancora tutti gli altri come Gianfilippo Reali, Mario Buccilli, Paolo Mastrantonio, Dario Levanto, Luca Bocchino e Carmine Esposito, fino ad arrivare ai “recenti” Marco Capparella, Rosario Majella, Ermanno Fumagalli, Alfonso Camorani, Alessandro De Vena e tanti altri ancora (l’elenco è davvero lungo).

Discorso a parte meritano i tecnici. Nell’estate 1967 proprio da Avellino arrivò sulla panchina della Casertana Renato Piacentini ma non ebbe grossa fortuna alla conduzione dei falchetti venendo esonerato (a “furor di popolo” dopo la sconfitta interna con la Ternana) dopo appena sei giornate di campionato. Prima di lui l’albanese Skender Perolli con i biancoverdi nel campionato 1954-1955 e con la Casertana nella successiva stagione di serie D. La “leggenda” narra che ai tempi del secondo conflitto mondiale Perolli fosse una spia nazista ed in tal modo venne classificato negli archivi bellici pubblicati qualche anno dopo.

Da non dimenticare, poi, Ulisse Giunchi, allenatore irpino nella prima metà degli anni Sessanta e che, a seguito di un incidente mortale, non riuscì mai a sedersi sulla panchina della Casertana dopo la chiamata del presidente Moccia. A seguire anche Claudio Tobia che proprio con i falchetti ha iniziato una carriera lunga e vincente che lo ha visto guidare anche l’Avellino nella massima serie, ma pure Domenico “Tom” Rosati.

Infine, ma non certo per ultimo, Adriano Lombardi, capitano dell’Avellino negli anni Settanta e protagonista assoluto della seconda storica promozione della Casertana in serie B come tecnico. In occasione dell’ultimo confronto in campionato al “Pinto” del 27 settembre 1992 tra le due squadre sulla panchina irpina c’era proprio il “rosso di Ponsacco”. Ed il pubblico del “Comunale” di viale Medaglie d’Oro gli tributò un calorosissimo applauso.

Massimo Iannitti