Dimmi come giochi e ti dirò chi sei…

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“Viaggio” all’interno dei moduli nel girone meridionale di Lega Pro: prevale il 3-5-2

Difesa alta, marcature a zona sulle palle inattive, verticalizzazioni e profondità. Ed a queste aggiungere “concentrazione, determinazione e cuore” che nel vocabolario degli allenatori non mancano mai nella presentazione delle varie partite. Fatto sta che quando una società di calcio fa ricadere la sua decisione su un tecnico accetta prima di tutto il suo modulo di gioco, oppure, in alternativa più remota, sceglie un allenatore in funzione del schema che lo stesso club intende perseguire.

Alle origini del giuoco del calcio da ricordare l’1-1-8 inglese a cui si contrappose, a distanza di qualche anno, il 2-2-6 scozzese. La leggenda racconta che le due nazionali si trovarono di fronte nell’anno 1872 (avete letto bene, milleottocentosettantadue…) utilizzando proprio questi moduli: l’incontro, per la cronaca, terminò sullo 0-0 di partenza a dispetto degli schieramenti prettamente offensivi. Dal Diciannovesimo secolo ad oggi di acqua sotto i ponti ne è passata. Gli otto attaccanti inglesi sono diventati sempre di meno: negli anni Cinquanta ne restavano cinque (centravanti, ala destra e sinistra e le due mezze ali) per poi scendere di un elemento nel Brasile del primissimo Pelè e del famoso 4-2-4. Oggi, nella migliore delle ipotesi, ce ne sono tre.

E nel girone meridionale di Lega Pro quali sono gli schieramenti adottati dai vari tecnici? Il must resta sempre il 3-5-2 visto all’opera per la prima volta nel 1986 nell’Argentina di Bilardo (e, soprattutto, Maradona) che conquistò il titolo di Campione del Mondo. Fondamentale il ruolo dei quinti di centrocampo, chiamati a percorrere tutta la fascia esterna e ripiegare sulla linea di retroguardia quando nella fase difensiva lo schema diventa 5-3-2. Difficile se non impossibile trovare un centrocampista puro che si adatti: quasi la totalità delle squadre utilizza in questo ruolo dei veri e propri terzini dotati di una grande corsa ed anche di un buon piede quando si tratta di scodellare in pallone in mezzo.

Giusto la metà delle squadre del raggruppamento utilizzano questo modulo: le ultime ad allinearsi sono state il Monopoli dopo il ritorno alla conduzione tecnica di Scienza al posto di Roselli che pure aveva adottato una piccola variazione sul tema (3-4-1-2), ma pure Bari (visto all’opera domenica scorsa dopo un primordiale approccio al 4-4-2) e Rieti (che sembra aver rinunciato al 4-3-1-2). Fedeli da subito al 3-5-2 la Casertana di Ginestra e la Paganese di Erra, ma pure la matricola Picerno (tecnico Giacomarro),  Sicula Leonzio (Grieco) Virtus Francavilla (Trocini) e Viterbese (che Lopez ha ereditato da Calabro). Nelle corde dello schieramento anche la Reggina che nell’ultimo turno disputato al Granillo col Bisceglie ha leggermente modificato il modulo in un 3-4-1-2 con l’inserimento tra le linee del guastatore Bellomo. Non sarà difficile, quindi, nel corso della stagione trovarsi di fronte delle squadre che giocano a specchio.

Ma nel girone ci sono anche (poche) formazioni che hanno alla guida allenatori dalle idee differenti. Piace, per esempio, il rombo a centrocampo nella veste di 4-3-1-2: è il caso della Ternana di Gallo che ha in organico elementi come Furlan e Partipilo capaci di giostrare tra la linea mediana ed il reparto offensivo. Anche il trevigiano Tedino, allenatore del Teramo, ha messo in mostra questo schieramento utilizzando l’ex cosentino Mungo a ridosso della coppia degli attaccanti. In linea con i colleghi pure Vanoli del Bisceglie che sta provando nel ruolo di trequartista Ungaro od il giovanissimo Ferrante.

Fedele, invece, al suo 3-4-3 è rimasto Auteri, tecnico del Catanzaro ed in questa ottica è stato improntato il mercato estivo della società giallorossa. In organico ben nove attaccanti capaci di intercambiarsi e, soprattutto, modificare nel corso della partita un intero assetto offensivo. Una mediana solida ed una difesa a dir poco rocciosa: schieramento che paga qualcosa sotto il profilo disciplinare in termini di ammonizioni, ma assolutamente redditizio in termini di occasioni da rete. Chi sta provando a seguire questo schema di gioco è il Potenza di Raffaele che pure l’anno scorso era partito col 4-3-3 per ripiegare nella fase finale della stagione in 3-5-2: molto dipende dalla presenza di due esterni (Coccia e Viteritti) capaci di coprire indifferentemente il ruolo di terzino o cursore di centrocampo.

In auge, inoltre, anche il 4-3-3. Da una parte il Catania di Camplone, e dall’altra pure la Cavese di Moriero ed, ovviamente, la sua estremizzazione con Vibonese di Modica che ha le sue degne origini nel maestro Zeman.

Infine le due eccezioni del raggruppamento rappresentate dall’Avellino di Ignoffo e dal Rende di Andreoli. Gli irpini nelle ultime uscite di campionato si sono affidati ad un copertissimo 5-4-1 con l’attaccante Albadoro unico punto di riferimento offensivo. I fatti hanno dato ragione ai biancoverdi con due successi consecutivi contro Vibonese e Teramo. Per quanto riguarda i calabresi per il momento restano fedeli al 4-2-3-1 proposto dall’allenatore ex Vigor Lamezia. I risultati, però, sono tutt’altro che confortanti. Oltre alla sconfitta rimediata ad inizio agosto in Tim Cup contro la Pro Vercelli sono arrivati altri tre stop di fila in campionato. Cambierà qualcosa?

Massimo Iannitti