Storia & Storie: la “manina” di Settembrino

casertana potenza.jpg
14 maggio 1961: Casertana e Potenza schierate a centrocampo poco prima del fischio d’inizio della gara che vale un intero campionato

Quando nel 1961 tra Casertana e Potenza era in palio la promozione in serie C

Campionato di serie D 1960-1961, trentunesima giornata ed appena tre gare alla fine. Casertana e Potenza arrivano appaiate alla sfida che valore il primato assoluto nel girone. Decisamente più lontane in graduatoria l’Acquapozzillo Acireale (terzo posto, tredici lunghezze di svantaggio) e Juve Stabia (alla quarta piazza, dietro quindici punti). Quella tra falchetti e lucani in programma il 14 maggio 1961 è una partita che vale l’intero campionato. Di fronte la squadra di Notti e quella di Giunchi: al “Pinto” sono presenti ben quindicimila spettatori a cui aggiungere circa trecento militari appollaiati sul tetto della “Ferrari Orsi”.

L’incontro si decide poco dopo la mezz’ora del primo tempo: rigore in favore del Potenza per un evidente fallo di mano di Settembrino che non in pochi giudicheranno assolutamente volontario con tutti i successivi “processi” del caso. A siglare la rete del successo ospite ci pensa Ferulli. La Casertana, in una gara nervosa, non riuscirà a recuperare il risultato. La vittoria del “Pinto” spianerà la strada verso la promozione in serie C al Potenza. Questa la cronaca dell’incontro.

E’ finita con gli agenti in campo pronti ad impugnare gli sfollagente ed i massaggiatori in gran faccende con secchio e spugna magica. Il pubblico, tutto al di qua della rete di protezione, per fortuna di Torcini che, alla resa dei conti, ha qualche colpa da farsi perdonare, ma non così grossa da meritare la lapidazione. Al 90′, non fischiato o non udito in quel caos da western, il tappeto verde del Comunale sembrava un campo di battaglia dopo un assalto alla baionetta. Lunghi distesi, in proporzione equa, casertani e lucani a baciar l’erba in attesa di soccorsi e in furba posizione di… non aggressione. Il pugilato finale è stato aspro, cattivo, risoluto. Non saprei dire chi ha dato il via, ma mentre Torcini, dopo il fallo calciato a seguito dello sgambetto rifilato a Rigolassi al limite dell’area, si avviava raccogliendo le residue energie verso il centrocampo, nell’area lucana si dava inizio al… gran finale. Pugni, calci, gomitate nello stomaco. Se quei bravi ragazzi lo avessero potuto, avrebbero cavato uno Stern da sotto le maglie inzuppate per scaricarselo addosso senza troppi complimenti. E Torcini correva sempre verso l’area casertana, ignaro di quanto succedeva alle sue spalle. Un segnalinee zelante gli è corso incontro e lo ha quasi girato di colpo, proprio perchè a lui non sfuggisse per lo meno qualche sequenza finale di quel furioso combattimento. Torcini, mancava forse un minuto, ha allargato le braccia, non si sa bene se per dichiarare chiusa la partita o se per implorare il perdono divino.

L’arbitro toscano, dopo aver concesso un rigore agli ospiti grosso, piramidale di Settembrino, che ha fermato con la mano un cross di Ferulli, ha lasciato un po’ correre ai danni di Nedi che nel confronto fisico col suo diretto avversario Santoni aveva tutto da rimettere. Il pubblico avrebbe desiderato che Torcini, per compensare il rigore di Settembrino, avesse trovato tra i paragrafi del regolamento il motivo per mettere ogni cosa a posto salomonicamente, vuoi su qualche plateale atterramento di Nedi al limite dell’area, vuoi sullo sgambetto finale di Mascia che ha fatto volar fuori il campo Rigolassi a pochi minuti dalla fine. Di qui il gran disappunto di tutti, giocatori compresi che si sono visti defraudati della vittoria dimenticando tutti che il portiere lucano Masiero se ha calciato qualche palla dall’area lo ha fatto o per averla ricevuta dai compagni o per averla avuta dai raccattapalle, alacri e svelti che aveva alle sue spalle. Non un tiro, se il taccuino che spulciamo attentamente, è fedele alle annotazioni trascritte.

Diciamolo francamente, anche a costo di dare un dispiacere ai tifosi casertani. Il Potenza, a parte il rigore, ha meritato la vittoria sia per la organizzazione di gioco di cui ha fatto sfoggio, sia per la migliore impostazione atletica, sia per la più agile ed efficace manovra offensiva. Lenuzza e Ferulli hanno mandato all’aria due gol bell’è fatti, mentre dalla prima linea casertana sono partiti colpi a salve, fiacchi, inconsistenti. E’ parso ad un certo momento della ripresa che la squadra di Notti dovesse tutto travolgere, ma si è trattato di puntate sporadiche affogate in una ridda di passaggi attardanti, compassati: una vera pacchia per i poco complimentosi difensori avversari. Cercare le cause di questa scialba prestazione degli atleti locali è forse impresa ingannevole se si tiene conto del fattore psicologico tutt’altro che trascurabile. Fra Potenza e Casertana non v’era soltanto in gioco la coppia di punti che doveva dar la spinta decisiva verso la promozione, ma sussisteva un’acredine vecchia di qualche mese, ingigantita dalla sconfitta patita nel capoluogo lucano e dai mille dispettucci che in quella occasione ebbero a subire gli uomini di Notti.

Nervi tesi come cavi sottili d’acciaio, stinchi in continuo pericolo, volontà esasperata da tutt’è due le parti di venir fuori non battuti. In questo clima morale è difficile seguire le idee migliori e la Casertana si è disunita come un puledro senza briglie, il quadrilatero ha avuto nei momenti di maggior pressione cardini vacillenti come canne al vento: Settembrino, Chiariello, Sgorlon e Riti avrebbero dovuto sostenere sulle spalle il peso di una partita difficile, ma fin dai primi minuti s’è visto che da quel quartetto non c’era da attendersi gran che. Il centrocampo la Casertana l’ha lasciato immediatamente alla guarnigione avversaria. In quella zona Nesti, Quaiattini e le due mezz’ali hanno scialato, dando palle preziose ora al veloce Ferulli, ora all’altro settore dove Rosito, insidiosamente, s’è portato a contatto di rete. Un errore che è costato assai caro ai casertani, e non si può dire che siano stati presi di sorpresa, dato che si sapeva benissimo qual’era la tattica migliore per tentare la carta della vittoria. Notti non badava al pareggio, questo è fuori di dubbio, e lo schieramento degli uomini era il normale per condurre una partita offensiva. Lo sfaldamento del quadrilatero è semplicemente da spiegarsi con la partita mediocre degli uomini che avrebbero dovuto impostarlo.

Si nutrivano tante speranze su Nedi. Il ragazzo, in verità, si è impegnato al massimo, anche se quel Santoni che gli stava di fianco consigliava saggiamente di badare in pari misura alla palla ed agli stinchi. Un po’ trascurato nei primi minuti di gioco, Nedi nella ripresa s’è dato un gran da fare per sovvertire il risultato. Ha abbondato nei ghirigori, laddove occorreva la palla malandrina lunga e strisciante al compagno smarcato, e con lui anche Rigolassi, che ha il dribbling facile ma oggi risultato assolutamente improduttivo. Traini ha vagato con poche idee per l’area di rigore lucana, senza azzeccare una sola palla giusta da scagliare verso Masiero. Un quintetto, insomma, dai piedi assai sterili, in stato soporifero, dove sarebbero occorse ben altre estremità.

Il rigore di Settembrino, come accennato, è stato quelli che tolgono ogni dubbio ad un arbitro: ciononostante Torcini ha interpellato il guardalinee, forse temendo qualche fuorigioco al centesimo di millimetro. Fuorigioco non c’era e Ferulli per poco non s’è fatto buggerare da Piccolo che è arrivato appena un attimo dopo sulla traiettoria. Il tiro è stato angolatissimo, ma non irresistibile, e Piccolo, pur avendo intuito da che parte l’ala avrebbe calciato, s’è buttato appena quel tanto in ritardo che gli ha impedito di fermare la sfera. La difesa casertana va assolta in blocco. Piccolo, Bigoni e Repetto hanno operato sufficientemente bene ed anche Bigazzi è riuscito per lunghi tratti a tenere autorevolmente il suo ruolo. Per il resto, a parte la buona volontà di Nedi e qualche spunto di Rigolassi del tutto fine a se stesso, la Casertana ha denunciato gravissime lacune.

Deprecabile quanto è accaduto sul campo a fine gara. Colpa dei nervi, colpa della atmosfera carica di elettricità che l’arbitro non è stato in grado non diciamo di epurare, ma quantomeno di rasserenare in parte. Qui, soprattutto, ravvisiamo i limiti di Torcini. Nel non saper inquadrare al momento giusto la situazione, lui che gode la fama di giudice sensibile ed aduso agli incontri più incandescenti. Quindicimila, o forse più, persone deluse in lenta e mesta fiumana defluivano dal Comunale dopo la partita. Soltanto un gruppo dei più scalmanati faceva ressa dietro al cancello che immette negli spogliatoi per ripetere all’arbitro la solita monotona cantilena da scandire in tre sillabe. Ad ogni buon conto agenti a cavallo volteggiavano nello spiazzo antistante per convincere i più riottosi a desistere da qualche incauto colpo di mano.

Serie D 1960-1961 – 31a giornata – 14.05.1961

CASERTANA – POTENZA 0-1

Casertana: Piccolo, Repetto, Bigoni, Riti, Bigazzi, Settembrino, Nedi, Chiariello, Traini, Sgorlon, Rigolassi. All. Notti

Potenza: Masiero, Mascia, Santoni, Quaiattini, Mascella, Nesti, Ferulli, Camozzi, Lenuzza, Campagnoli, Rosito. All. Giunchi

Arbitro: Torcini di Firenze

Rete: Ferulli (P) 36’ su rigore

(Stefano Lombardi – Il Mattino – edizione del 15 maggio 1961)