Addio al “Santone” Peppe Manzi

lutto

Si è spento l’allenatore casertano: un personaggio che non dimenticheremo

Stagione 1995-1996: sulla panchina della Casertana c’è Claudio Tobia. Chi vi scrive era agli esordi sulla carta stampata: il settimanale era il Giornale di Caserta. I “maestri” di grandissimo rispetto: da un lato Carlo Desgro, dall’altro Franco Tontoli. In mezzo, per lo sport, Sandro Tartaglione.

Una rubrica simpatica e che andava bene era il “Pagellone della Settimana” dove premiavano con voti (dallo 0 al 10) i protagonisti dello sport casertano. La Casertana, quella settimana, vinse a stento per 1-0 al “Pinto”: vittoria certo, ma striminzita contro l’ultima in classifica e per nulla convincente sotto il profilo del gioco. Claudio Tobia, tecnico dei falchetti, venne “premiato”… con un bel 5 in pagella: il “Cinghiale”, inviperito, chiamò in redazione contattando il direttore. “Ho preso 5 da Iannitti nonostante una vittoria?” la sua domanda. Il professore, di rimbalzo, rispose. “Claudio, ho visto la partita. Se il ragazzo ti avesse dato 4 sinceramente sarei intervenuto, ma il 5 mi pare meritatissimo“.

Tobia non ne volle sapere di quel 5 nel “Pagellone”. Ebbe inizio in quel modo un silenzio-stampa “ad personam”: con me non voleva parlare e non voleva neanche vedermi alle conferenze-stampa. E questo valeva per lui e per tutta la squadra. Ostruzionismo allo stato puro.

Desgro, Tontoli e Tartaglione, che di giornalismo ne avevano “masticato” tanto, non si persero d’animo. “Basta – sentenziò il direttore – Loro non vogliono parlare con noi? E noi non parliamo di loro“. Chiamarono il ragazzo (chi vi scrive) e mi chiesero di preparare articoli sulle altre due squadre di calcio casertane dell’epoca: da un lato il Bayern Caserta (guidato in panchina da Lillino Fiorillo), dall’altro l’Acquaviva di mister Manzi che aveva in campo i tre fratelli Rea. Campionato di Seconda categoria.

Ed in quel periodo ebbi modo di conoscere Peppe Manzi, per tutti il “Santone”: per me sentire le sue parole era come calarmi in una realtà giornalistica completamente differente da quella che avevo sentito fino a quel momento. Tobia, e gli altri allenatori, continuavano a “menarmela” ogni settimana con “concentrazione, determinazione, grinta, carattere, queste le ricette per vincere una partita“. Niente di più e niente di meno di quello che sentiamo oggi a distanza di quasi venticinque anni dai fatti.

Intervistare mister Manzi era diverso, era uno spettacolo. Alla vigilia di una gara importante sul campo della prima in classifica, a me che gli chiedevo delle difficoltà di una partita ostica e praticamente impossibile ebbe a rispondermi. “Iannì sentimi bene, mo’ te lo dico. Noi andiamo là, gli diamo quattro palloni e ce ne andiamo“.

E la cosa bella che il suo Acquaviva andava… là e metteva realmente in difficoltà la prima della classe. Ecco perchè a Peppe Manzi non si poteva non essere legati. Alla sua spontaneità, alla sua simpatia, alla sua voglia di fare un calcio diverso. Ed anche quando, come “semplice” tifoso della Casertana, lo incontravamo al “Pinto” una stretta di mano, un abbraccio caloroso era un atto dovuto, un segno di rispetto. E lui che sbottava… “Ah, se allenassi io la Casertana. Ti farei vedere un gran calcio“.

Peppe Manzi ci ha lasciato in queste ore. Sapevamo della sua malattia, delle sue difficoltà. Ma conoscevamo la sua tempra forte, il suo carattere, il suo modo di affrontare la vita sempre con quel sorriso misto all’incazzato andante. Domani mattina alle 10, alla chiesa del Buon Pastore, l’ultimo saluto ad un allenatore fuori dalle righe. Ad un personaggio unico. Non ti dimenticheremo.

Massimo Iannitti