Caramanno: “com’era la mia Casertana”

pino caramanno.jpg
Pino Caramanno

Il ricordo rossoblù dell’allenatore dei falchetti nella stagione 1989-1990 e la voglia di continuare ad insegnare il suo calcio

Nella mia carriera di tecnico ho vinto nove campionati, mica uno. Eppure se penso ad una squadra che ha espresso il gioco migliore di sempre mi viene in mente la Casertana, la mia Casertana“.

Le parole sono quelle di Pino Caramanno. Chi ha avuto il piacere di vedere in campo “quella Casertana” non può che essere d’accordo. La solidità difensiva di Serra e Marchetti, le incursioni di Brandani e Piccinno, le geometrie di Cristiano e Solfrini, i guizzi offensivi di Campilongo e Ravanelli solo per citare qualche protagonista dell’epoca. Correva la stagione di C1 1989-1990: è la Casertana dei record, delle dieci vittorie consecutive in campionato. Ma pure di una promozione svanita davvero per un soffio.

Ho tanti ricordi di quella stagione – continua Caramanno – L’ultima partita in casa contro il Casarano per esempio (4-0 il risultato finale con doppiette di Campilongo e Ravanelli, ndr). Avevo già comunicato alla società la mia decisione di lasciare Caserta per andare al Vicenza. Ed i tifosi che mi chiedevano come facessi a lasciare una squadra che giocava come se fosse in Paradiso“.

Eppure ad ottenere la promozione nella categoria cadetta in quella stagione non fu la Casertana, complice anche una penalizzazione di due punti in classifica. In serie B finirono Taranto e Salernitana. “Sulla gara di ritorno al Vestuti ho ancora ricordi nitidi, a cominciare dal fatto che non fecero entrare i nostri tifosi – il commento dell’allenatore di Piana degli Albanesi sulla gara disputata a Salerno il 29 aprile 1990 – Ripenso ancora a quel 2-2 finale, e quel rigore concesso dall’arbitro Bazzoli di Merano che sbloccò l’incontro. Un rigore inesistente. Poteva essere l’undicesima vittoria di fila per la Casertana, ed a quel punto il campionato sarebbe cambiato. In serie B saremmo andati noi“.

E la Casertana di Caramanno è rimasta nell’immaginario collettivo dei tifosi rossoblù come la più bella di sempre, forse anche più spettacolare di quella che appena la stagione successiva conquistò la serie B sotto la guida di Adriano Lombardi. “Era una squadra che giocava a memoria, ma dopotutto il mio calcio, il mio modo di intendere il calcio era quello. Un calcio fatto di razionalità, dove tutto era coordinato e nulla lasciato al caso. C’era una logica alle spalle e non una nota stonata. Negli anni Ottanta realizzare dieci vittorie consecutive in un campionato di serie C era una vera e propria impresa. Oggi, magari, è più semplice“.

Ed anche oggi Pino Caramanno, vicino ai settantanove anni, continua a studiare il “mondo del pallone”. “Il calcio di oggi lo considero una transumanza. Tanti calciatori che si spostano da una metà campo all’altra, ma spesso senza una vera e propria logica di gioco. Da parte mia è da tempo che sollecito una rivoluzione in questo senso. Oggi con i miei nuovi metodi di lavoro sarei capace di impostare in pochissimo tempo una squadra vincente“.

Non ha bisogno di allenare, ma ha ancora tanta voglia di insegnare calcio. “Sarebbe un calcio rivoluzionario e con tante sorprese. Una chiamata da parte di qualche club? Mi basterebbe un mese e mezzo per spiegare e far comprendere le mie idee, magari anche cominciando dal settore giovanile. Sarebbe un calcio rivoluzionario“.

Magari a Caserta ed alla Casertana riprendendo un discorso interrotto quasi trenta anni fa. “Ho vinto ovunque e non a Caserta. Eppure la Casertana mi è rimasta dentro. Quella di Enzo Cuccaro è una delle figure che ho incontrato nel mondo del calcio a cui sono rimasto più affezionato. Quella Casertana era per tutti una grande famiglia” le parole conclusive di Caramanno.

Grazie Mister. Buon onomastico.

Massimo Iannitti