Così è, se vi pare…

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A Catanzaro bicchiere mezzo pieno o bicchiere mezzo vuoto?

Bicchiere mezzo pieno o bicchiere mezzo vuoto? Questione di punti di vista. Dopo tutto il calcio non è una scienza esatta. Chi la vede in una maniera, chi in un’altra. Siamo tutti opinionisti, tecnici, addetti ai lavori, tifosi e quant’altro.

Chi ha visto una Casertana disastrosa a Catanzaro e chi, invece, una squadra che ha fatto vedere i “sorci verdi” (in linea col verde fluo della casacca campana) alla compagine giallorossa. Tutti hanno ragione, tutti hanno torto.

Partiamo allora, da un paio di concetti che dovrebbero essere chiari a tutti. Il primo è quello del tecnico calabrese Auteri. L’allenatore di Floridia ormai lo conosciamo bene e non stiamo certo parlando della frase attribuita a Castaldo (“quello che succede nel fight club rimane nel fight club” la regola principale che evidentemente Auteri non segue). O la sua squadra vince o la sua squadra ottiene un risultato differente dal successo è sempre la più bella, la migliore, quella che avrebbe meritato sempre e comunque la vittoria. Lo dice quando il Catanzaro perde, figuriamoci dopo un successo. La sue dichiarazioni post-gara lasciano il tempo che trovano. Molto più interessante sentirlo prima delle partite, quando magari dichiara di volersi togliere qualche “sassolino” della scarpa, come ai tempi di quando disse “i casertani mi stanno antipatici“. Antipatia reciproca, mister, stia tranquillo.

Anche il secondo concetto dovrebbe essere lapalissiano. La Casertana ha beccato nel primo tempo tre reti evitabili, complice una difesa che ha fatto “acqua” da tutte le parti. Trovarsi sotto di tre reti dopo 45′ di gioco (in trasferta e su un terreno di gioco difficile) per un errore su palla inattiva e per due ripartenze avversarie significa “consegnarsi” agli avversari, alzare “bandiera bianca” e pensare nell’immediato futuro di limitare i danni.

Poi c’è stata la ripresa, i secondi 45′. Il Catanzaro, pago del vantaggio, diminuisce il ritmo e grazie anche a qualche scelta sbagliata di Auteri (Statella arretrato sulla linea difensiva, Mancino su quella fascia è andato a nozze), dopo aver sfiorato la quarta rete con Ciccone, è venuta fuori la Casertana. Le due “magìe” di Castaldo sono da categoria superiore. Punto. L'”alieno” è lui ed anche questo è un concetto chiaro. Il Catanzaro è andato in paura (se non nel panico) e si è tornato a battagliare in mezzo al campo. Blondett ha sfiorato il clamoroso 3-3 ed il pareggio ad un certo punto poteva pure starci. Mancava un quarto d’ora alla fine: a partita completamente riaperta sarebbe potuto davvero accadere di tutto in un senso o nell’altro.

Ma non è andata così purtroppo, e con i “se” e con i “ma” non si aggiungono punti alla graduatoria dei falchetti. Perchè il “se” Zito avesse segnato quando si era ancora sullo 0-0, “se” Padovan avesse accorciato le distanze prima di prendere subito dopo la terza rete in contropiede, “se” Blondett avesse pareggiato, non fanno classifica.

Ed in termini di concetti chiari se ne aggiunge anche un altro. Dalla gara con la Viterbese ad oggi (e forse pure prima) la Casertana è perennemente in emergenza. Una volta le squalifiche ed un’altra gli infortuni, con quest’ultima “piaga” che sembra non voler abbandonare in alcun modo i falchetti (l’ultimo quello di Zito). Con tre gare ravvicinate in otto giorni (Rieti, Bisceglie e Catanzaro) la Casertana ha riproposto per dieci undicesimi la stessa formazione. Non è normale. Anche ieri al “Ceravolo” uomini contati e col fatto di dover rimpiangere pure l’assenza dell’indisponibile Cigliano oltre ai vari Pinna, D’Angelo e Floro Flores. Forse non è ancora chiaro: serve qualche rinforzo, qualche elemento di categoria pronto all’uso. Così è, se vi pare.

Massimo Iannitti