Un presente patetico, un futuro da decifrare

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Risultati negativi, classifica deficitaria, contestazione, titolo al Sindaco: una domenica da incubo per i falchetti che ha portato a galla i tanti problemi irrisolti

La sconfitta, la seconda interna consecutiva e quarta stagionale, la contestazione, il “passo indietro” della proprietà: non è mancato assolutamente nulla in questa ultima domenica calcistica per i colori rossoblù.

Partendo dal campo: al netto delle tante assenze la Casertana vista contro la Reggina è stata quella solita, quella che ormai recita lo stesso canovaccio da mesi. Senza idee e soprattutto senza testa. Nemmeno contro un avversario sicuramente modesto, reduce dalla pesante sconfitta interna contro la Cavese, i falchetti sono stati in grado di “limitare i danni”. Anzi per certi versi, la partita di ieri contro la Reggina è stata l’esatta sintesi del triste, e per certi versi patetico, campionato della Casertana. Le sconfitte stagionali contro Rieti, Bisceglie, Monopoli e Reggina sono emblematiche, ma le mancate vittorie contro Matera e Vibonese, per citarne alcune, sono lo specchio di una stagione nata (e annunciata) sotto auspici diversi e che alla lunga si sta trasformando in un vero incubo. Come i diciassette punti che li separano dalla vetta rappresentano il segnale di resa, inaspettato, su cui nessuno avrebbe mai scommesso. Naturalmente in questo contesto, non sono esenti da colpe e responsabilità squadra e staff tecnico. Nemmeno l’orgoglio, spesso ha scosso la coscienza dei calciatori che sono sembrati a loro agio nel fare il compitino, ma mai in grado di “azzannare” l’avversario, mai in grado di prendersi quello che ci si aspetta da una squadra come questa. Gli infortuni sono un altro tasto dolente su cui la società dovrebbe prendere atto che qualcosa, se non tutto, è stato sbagliato. Non ci si venga a raccontare però la favola delle superfici diverse di allenamento perché lo scorso anno era uguale e non risultano gli stessi problemi. Semmai gli errori vanno ricercati altrove, ma non oggi, non aspettando questa ecatombe, bensì prima, molto prima, proprio per evitare quello che si è visto ieri. Del resto, di alcuni calciatori ormai si sono perse le tracce, vedesi Floro Flores in campo l’ultima volta contro il Trapani e poi mai più in campo, idem Vacca che a Viterbo la settimana successiva alzò bandiera bianca. Casi eclatanti a cui si sono aggiunti tutti gli altri. Insomma, si ha la sensazione che il mercato abbia portato dalle parti del Pinto, calciatori forse logori fisicamente, con una condizione fisica precaria e che hanno pagato dazio alla prima occasione. Poco, scarsamente poco, l’apporto del duo che oggi gestisce la squadra¸ la cui sensazione è che alla lunga è una coabitazione che difficilmente porterà lontano. Passi per la gara di Rende, quelle successive (un pareggio e due sconfitte) sono state piene di scelte sbagliate, di gare gestite male e di risultati negativi. Nemmeno a pensare che spesso, in condizioni di emergenza come quelle che stanno attraversando i falchetti, un punto è meglio di una sconfitta, che un pareggio ti consente di muovere la classifica, che ti aiuta a rimanere agganciato a quelle zone alte della classifica in attesa di tempi migliori. Insomma ci saremmo aspettati qualcosa di più, qualcosa di più razionale, piuttosto di un “tutti avanti”.

La contestazione e il “passo indietro” della proprietà invece meritano un approfondimento: “tanto tuonò che piovve“, recita un vecchio adagio. Dagli striscioni di disappunto, che hanno accompagnato questo ultimo mese, dopo l’ennesima debacle i tifosi hanno fatto sentire la loro voce, contro squadra e chi questa squadra l’ha assemblata. Deprecabile e condannabile il lancio dell’oggetto che ha colpito il genero del massimo dirigente rossoblù, fortunatamente senza conseguenze, un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori.

Sulla contestazione, civile, veemente e soprattutto verbale, crediamo che ci possa stare dopo l’ennesima sconfitta, dopo l’ennesima prova incolore, a cui i pochi tifosi presenti al Pinto hanno dovuto assistere. Sbagliato pensare che sia una contestazione nata ieri, bensì è figlia di risultati negativi e soprattutto di scelte sbagliate, che hanno con il tempo incrinato stima, fiducia e rapporti tra tifosi e società. L’esonero di Fontana non è bastato, soprattutto se a sostituirlo è stato il tecnico della Juniores affiancato da un tecnico che ha fatto della serie D il suo luogo privilegiato negli ultimi anni. Quello è stato il segnale negativo che ha fatto mettere in dubbio alla piazza, la reale voglia di proseguire il progetto sportivo, tanto decantato nel periodo estivo. Normale, normalissimo, che chi l’ha assemblata questa squadra abbia le sue responsabilità, e con una classifica come quella che si ritrovano i falchetti, dovrebbe prenderne atto.

Ad una campagna acquisti condotta con grande clamore il campo ha emesso verdetti completamente diversi: insomma si prendono gli applausi come pure i fischi. La capacità e l’esperienza sta proprio in questo: non cullarsi degli applausi e saper gestire emotivamente i fischi. Cosa che purtroppo non è avvenuto, forse a causa proprio della mancanza di esperienza. Difficile pensare però, che alla luce di tutto questo, la proprietà abbia deciso di “fare un passo indietro… consegnando il titolo al Sindaco”. Riteniamo che sia un discorso fatto più di “pancia” che di “testa” anche se in linea con quanto tante volte detto dallo stesso patron rossoblù, che questa idea non l’ha mai nascosta, quasi come se fosse una spada di Damocle sulla testa della piazza. Una sorta di “out-out” che ieri ha visto il suo punto terminale.

Insomma, un presente tristemente patetico e un futuro in cui non vi è certezza, in attesa di capire quali saranno le mosse del patron e del suo staff. Perché poi la differenza la fanno solo ed esclusivamente i risultati: nel bene e nel male.

Giovanni Fiorentino