… in attesa delle risposte…

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Tattica, reti, contestazioni e… folklore: in Casertana-Paganese non è mancato nulla

Da Brindisi (gara contro la Virtus Francavilla) a Caserta (contro la Paganese) è stato un salto lungo quarantanove giorni. In mezzo sei pareggi consecutivi, una sconfitta in Coppa Italia, una vetta della classifica distante undici punti, tante polemiche, tante delusioni ed un ambiente che sembra aver accusato il colpo. Casertana-Paganese, è stata anche questa: non solo la gara che ha visto ritornare i falchetti alla vittoria, ma con molta probabilità la goccia che ha fatto traboccare il vaso, della pazienza, di una tifoseria e di una piazza, che ha individuato colpevoli e responsabili di un percorso, durato tredici giornate di campionato e tre di Coppa Italia, composto da poche luci e tante ombre. Non sono bastate le quattro reti alla Paganese (avversario modesto davvero e si fa fatica ad immaginarlo in serie C) per siglare la pace, anzi folklore e manie di protagonismo, hanno avuto l’effetto contrario.

Andiamo con ordine, perché intanto la gara contro la Paganese qualcosa l’ha mostrato dal punto di vista tattico, con una fondamentale premessa: l’avversario non era sicuramente tra quelli che ti mettono a dura prova e pertanto ogni giudizio è sicuramente rivedibile.

Difesa a quattro: il rientro di Meola, all’esordio stagionale, è parso incoraggiante soprattutto per un calciatore che è reduce da due infortuni muscolari, l’unica certezza è rappresentata dal fatto che seppur gli manca il ritmo partita può solo migliorare; Blondett sembra sicuramente più a suo agio con un altro difensore vicino e con una condizione fisica che inizia a crescere può tornare utile; Pinna continua ad adattarsi in un ruolo non suo seppur con qualche sbavatura, ma il suo contributo alla causa prova a darlo ogni volta; Zito è ancora non al meglio della condizione fisica, spesso sbaglia, alcune volte, per evitare problemi, lancia lungo con la speranza di trovare, spesso senza successo, Castaldo. Al momento può essere quello più in difficoltà, complice una condizione fisica da ritrovare, in una linea a quattro.

Centrocampo a tre: stante l’assenza di Vacca, Gaetano Fontana ha affidato le chiavi della line mediana al trio composto da De Marco, D’Angelo, entrambi in gol, e Santoro, insomma due ragazzini guidati dall’ex capitano dell’Avellino. È un centrocampo che non ha una qualità eccelsa, ma che almeno prova a sopperire a questo con il dinamismo. Non sempre basterà, giustamente, ma in attesa che Vacca possa ritrovare la migliore forma, può essere una base di partenza.

Attacco: nel reparto avanzato, senza ombra di dubbio e rispetto al passato, c’è stata la grande novità con il tecnico calabrese che ai lati di Castaldo ha schierato Alfageme e Mancino. La presenza dell’attaccante argentino porta qualità e profondità al reparto, soprattutto se come ieri Luis mette al servizio dei compagni altruismo e sacrificio; Mancino un esterno non è, in squadra non vi è traccia di un giocatore con queste caratteristiche, ma ha voglia di dimostrare di essere utile alla squadra e la sua continua propensione a mettersi in discussione lo aiuta sicuramente; Castaldo ne beneficia perché è un modulo più consono alle sue caratteristiche, poiché abituato ad avere ai lati due calciatori che lo supportano in fase offensiva. Il tutto, in attesa di Floro Flores, solo trenta minuti giocati nelle ultime quattro gare, e con Padovan a subentrare a gara in corso. Insomma, una squadra che nonostante qualche limite, ha un filo logico e razionalmente sembra essere quella più vicina, per filosofia e attitudine alle idee del tecnico.

Fin qui l’aspetto tattico, ma come dicevamo Casertana-Paganese è stata anche o forse soprattutto, gara dai gesti forti e carichi di messaggi. A partire dall’abbraccio che la squadra ha avuto con il tecnico sui primi due gol. In occasione del gol di D’Angelo è stato Castaldo a fare da traino al gruppo correndo verso Gaetano Fontana, mentre sul gol di Alfageme e stato un movimento spontaneo di un gruppo a ribadire la propria vicinanza al tecnico, con tanto di manata dell’attaccante argentino, nei confronti del consulente di mercato Aniello Martone. Insomma la squadra un messaggio l’ha lanciato e ha saputo recapitarlo a chi di dovere: sono con il tecnico, che ha vissuto sicuramente momenti difficili, con un esonero che sembrava dietro l’angolo, con una contestazione perenne che ormai fa capolino da qualche settimana e ribadita a gran voce anche ieri da parte della tifoseria. Insomma, avrà e ha sicuramente le sue responsabilità, ma non è l’unico.

Infine il folklore: i gesti, fuori luogo e sicuramente eloquenti, del consulente di mercato Aniello Martone, al 93′, hanno avuto l’effetto di alimentare ulteriormente la rabbia del Pinto. Gesti plateali che alimentano sempre di più la certezza, che la mancanza di esperienza sta giocando un brutto scherzo allo stesso Martone. Ieri sera il Pinto ha sentenziato che, insieme a Fontana, Martone è entrato nel mirino della piazza: troppi gesti inconsulti in questi ultimi due anni, tra liti in Tribuna, interviste in cui si è lasciato andare a commenti poco piacevoli, gestione da padre padrone della società. Sono cose che alla lunga hanno portato la piazza a scaricarlo e a ritenerlo tra le cause del momento negativo della squadra, chiedendone “la testa”.

Ora tocca a D’Agostino dare delle risposte: farlo in tempi rapidi, in modo netto e deciso, senza equivoci e senza alimentare ulteriori dubbi. Caserta non merita questo incomprensibile silenzio.

Giovanni Fiorentino