Casertana, siamo alla resa dei conti

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Il presidente della Casertana Giuseppe D’Agostino alla fine della gara col Trapani sulla tribuna del “Pinto” con i suoi più stretti collaboratori

Squadra, staff tecnico e societario: non ci sono più alibi e scusanti

Cinque punti nelle ultime cinque gare, vittoria che ormai manca dal oltre un mese, coppa Italia, sia Tim Cup e sia quella di serie C andata, quattordici punti conquistati in dieci giornate di campionato, meno della metà di quelli a disposizione, vetta della classifica distante oggi nove punti, ma che possono diventare potenzialmente undici visto che la Juve Stabia deve recuperare una gara, ma cosa ancora più grave, Casertana incapace dall’inizio della stagione, 26 luglio in Coppa Italia, ad oggi di proporre un gioco e una sua fisionomia ben definita. Insomma l’impressione è che i falchetti siano e continuino ad essere perennemente un cantiere aperto con l’aggravante di non riuscire ad uscire da questo vicolo cieco in cui si sono cacciati. Numeri che inchiodano squadra, staff tecnico e societario davanti alle proprie responsabilità e, purtroppo per loro, non esistono più né giustificazioni, né scusanti, né alibi. Riflessioni queste su cui si sarà soffermato lo stesso presidente D’Agostino ieri al termine della gara contro il Trapani.

L’ennesima in cui i falchetti hanno offerto una prova impalpabile, incolore, scialba, subendo per buona parte dell’incontro l’avversario. Il volto del patron al termine della gara era corrucciato, impietrito, deluso, in alcuni frangenti, perso nel vuoto con la speranza di provare a capire cosa non sta funzionando. La presenza dei suoi più stretti collaboratori vicino, è sembrato più di uno scambio di vedute, classico per una squadra di calcio al termine di una gara. È parso un vertice societario, seppur improvvisato, più da resa dei conti, come se D’Agostino avesse iniziato a chiedere il conto, cercando di capire dai diretti responsabili cosa non sta funzionando e soprattutto cosa fare per far funzionare questa Casertana. Il patron sicuramente avrà chiesto, forse lo sta facendo già da tempo, ma ieri ancora di più, i motivi per il quale questa squadra appare sempre in difficoltà, che si limita al compitino stretto e non vada mai oltre, cosa che è richiesto ad una squadra costruita per primeggiare.

Probabilmente D’Agostino avrà continuato a chiedere, il perché di squadra sempre in balia dell’avversario, quello di ieri squadra giovanissima ma costruita con criterio, mai capace di far prevalere quello che sulla carta, è il suo tasso tecnico.

Probabilmente D’Agostino avrà iniziato a ripensare agli investimenti fatti e a tutte le parole che hanno accompagnato la campagna acquisti, dove sarà stato convinto che per rendere una squadra vincente bastano solo i nomi e un curriculum importante.

Probabilmente D’Agostino avrà iniziato a pensare alla posizione di Gaetano Fontana, interrogandosi se sia l’uomo giusto per guidare questa squadra che dopo tredici gare ufficiali, non ha una sua fisionomia e appare lontana dall’averla. Sarà che il tecnico calabrese ha deciso di snaturare il suo credo tattico pur di rimanere in sella; sarà che avrà accettato e forse subito, una campagna acquisti in cui si è pensato solo ai nomi e non alla funzionalità degli stessi, all’interno di un progetto; sarà che anche lui, con la mancanza di risultati, sta perdendo la lucidità per venire a capo di questa situazione, e in campo e nella gestione delle partite si vede.

Probabilmente D’Agostino avrà iniziato a pensare alla posizione del suo consulente di mercato Aniello Martone, vero architetto di questa squadra, a cui non ha fatto mancare nulla in termini economici per portare in maglia rossoblù quelli che riteneva i calciatori giusti per un progetto vincente. Peccato che ad oggi il campo non gli dia ragione e soprattutto che il progetto rischia di naufragare tremendamente dopo nemmeno la fine del girone di andata.

Probabilmente D’Agostino avrà iniziato a pensare all’indifferenza del pubblico di ieri, a parte uno sparuto gruppo che ha contestato Fontana a fine gara, quella rischia di essere la sua sconfitta più grande, per un uomo che fino ad oggi aveva, e sicuramente ha ancora, l’appoggio della piazza. Forse il reiterare di alcune scelte, che appaiono incomprensibili ai più, stanno creando distacco con la tifoseria rossoblù che gli riconosce i meriti degli investimenti, ma poco decisionismo nel provare a tutelarli.

Insomma un post partita sicuramente poco tranquillo per il presidente D’Agostino chiamato oggi più che mai, e in modo rapido, a trovare una risposta ai dubbi che ormai lo accompagnano da tempo. Con un piccolo inciso: visti i risultati della squadra pubblico e stampa c’entrano davvero poco… Forse i responsabili è giusto trovarli altrove.

Giovanni Fiorentino