La guerriglia di Castellammare

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Antonio Junior Vacca (foto Giuseppe Scialla)

Colpi proibiti, intimidazioni e continua ricerca della rissa: sembrava di essere davanti ad un Clasico Sudamericano, invece eravamo a Castellammare di Stabia

Tre espulsi a cui vanno aggiunti due dirigenti allontanati; cinque ammoniti; un giocatore colpito e ferito alla testa (che ad oggi ancora non è dato a sapere da chi e/o da cosa); sette minuti di gara interrotta per una rissa da far west modello OK Corral, con i calciatori che cercavano ripetutamente il contatto tra loro per regolare chissà quale conto; clima da caccia all’uomo e intimidazioni continue; oggetti che volavano ripetutamente dagli spalti in mezzo al campo (vuoi vedere che c’entra anche con il ferimento del calciatore colpito?); atteggiamento non proprio “accogliente” nel tunnel che porta agli spogliatoi; sputi sui poveri malcapitati calciatori che si apprestavano a battere la rimessa laterale;  stewart in mezzo al campo che non hanno risparmiato gesti ai tifosi ospiti. Insomma il campionario della scarsa ospitalità si è materializzato del tutto. Non siamo in Sudamerica, e non abbiamo trascritto le parole di Victor Hugo Morales, giornalista, scrittore e commentatore televisivo uruguagio, nel raccontare uno dei tanti Clasico argentini. Perché quello che è accaduto a Castellammare di Stabia ieri, sembra essere più vicino, per ambientazione, alle stracittadine sudamericane, sentite e giocate senza esclusioni di colpi, che ad una gara di Serie C italiana. Ragione per cui, con il tempo, quella di ieri, rischia di essere ricordata come la “Batalla del Menti” dove Juve Stabia e Casertana hanno incrociato non solo gli scarpini ma in alcuni casi anche i “guantoni”. Una gara dal sapore antico, dall’agonismo esasperato, gestita malissimo da una terna arbitrale sicuramente capitata non proprio nella giornata migliore. Cosa resta il giorno dopo della sfida appare difficile decifrarlo. Ventiquattr’ore dopo restano vive negli occhi le immagini di una Casertana che ha dato l’anima, che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, per portare a casa tre punti che sul campo avrebbe sicuramente meritato. Restano i volti impietriti e sarcastici di Pinna e D’Angelo quando si sono visti sbandierare il cartellino rosso davanti agli occhi da parte del signor Nicoletti di Catanzaro, che li ha costretti a lasciare anzitempo il campo. Resta la rabbia di veder sfumare sul più bello una grande impresa. Resta la rabbia di vedersi annullare un gol regolare che ancora oggi grida vendetta. Resta il rammarico di essersi fatti trascinare nella rissa e aver accettato quell’atteggiamento provocatorio, unica arma a disposizione di chi sapeva che il campo avrebbe potuto emettere un altro verdetto. Restano i punti di sutura di Vacca e quella sua voglia di continuare a dare una mano ai compagni nonostante il sangue continuasse a rigare il suo viso. Restano le voci dei circa trecento tifosi rossoblu, che non solo hanno sostenuto per tutto l’incontro la squadra, non risparmiandosi nemmeno loro le provocazioni, ma avrebbero dato qualunque cosa per aiutarla nel concitato finale. Resta l’amarezza per aver portato a casa solo un punto che a poco serve per la classifica. Resta però la certezza di una squadra che ha lottato e non si è sottratta nel difendere i propri colori. Da qui bisogna ripartire, e chi voleva una dimostrazione che questa squadra è ancora viva l’ha avuta e che anche nella Batalla non si è tirata indietro.  

Giovanni Fiorentino