Quell’oscuro oggetto del desiderio

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L’accredito al “Pinto” è e rimane uno status-symbol

Biglietto ridotto per donne, ragazzi fino a 14 anni e militari di truppa“. Anni Ottanta, campionato di serie C: di social neanche a parlarne e le uniche informazioni sui costi dei tagliandi d’ingresso (rigorosamente non nominativi) le potevi trovare sui manifesti che la società affiggeva nella settimana antecedente alla partita.

La vecchia tribuna del Pinto (quella andata giù nell’estate 1991) era divisa solo in due settori: al centro la tribuna autorità, quella che oggi si chiama vip, il resto per i comuni mortali. Nelle partite di cartello non erano in pochi quelli che, senza potersi neanche sedere, trovavano spazio per vedere la partita sulle due scale di accesso alla tribuna. Poi i distinti e le due curve (pienamente agibili), senza dimenticare la tribunetta laterale (con visuale davvero pessima) destinata solitamente alla tifoseria ospite.

Da ricordare altre due tribune utilizzate per occasioni speciali: una il tetto del Palazzetto dello Sport, l’altra la sommità della caserma Ferrari Orsi: in Casertana-Potenza del 1961 circa 300 militari riuscirono ad assistere da quella postazione di fortuna alla partitissima del campionato di serie D.

Il ridotto, come dicevamo sopra, era destinato alle donne, ai ragazzi fino a 14 anni ed ai… militari di truppa. Già, perchè se eri ufficiale o sottufficiale il biglietto lo pagavi per intero.

Non mancavano quelli che… scavalcavano: luogo di accesso preferito il muro lato Tennis Club che conduceva direttamente alla curva Sud. Da ricordare un episodio simpatico accaduto in Casertana-Brescia nel campionato di serie B 1991-1992. Un portoghese casertano scavalca proprio da quel lato ed arriva in curva Sud convinto di trovare altri tifosi rossoblù. C’erano, invece, una trentina di sostenitori lombardi. Si accese un parapiglia ed il fine partita tra le due tifoserie fu decisamente burrascoso.

Un passo avanti di quasi trent’anni e si arriva ai giorni nostri. Tutto è cambiato. Di cartelloni affissi neanche a parlarne; non si vedono più macchine coi megafoni che la domenica mattina passano per le strade di Caserta annunciando la partita dei falchetti (“Sportivi, accorrete in massa“) e non si vede neanche l’ombra di bambini che, all’esterno del Comunale, cercano la mano di un presunto genitore (non era richiesto… l’esame del Dna!) munito di biglietto per poter entrare allo stadio senza pagare. Per loro, oggi, c’è rigorosamente il segnaposto.

I bagarini, quelli che facevano incetta di biglietti per gare importanti con l’obiettivo di rivenderli con un sovrapprezzo, non si vedono più dopo l’introduzione dei biglietti nominativi; scomparsi anche i portoghesi.

Davvero tutto è cambiato, anzi no. L’unica cosa che, in cinquant’anni, non è cambiata per nulla sono quelli che una volta si chiamavano biglietti omaggio che oggi prendono il nome di accrediti.

Già, perchè oggi (come ieri per l’omaggio) l’accredito allo stadio è e rimane una sorta di status-symbol. “Entro gratis perchè sono importante, perchè sono amico o perchè ne ho diritto“. Ed i numeri assumono tutto il loro clamore quando vengono comunicati i dati dei paganti effettivi: l’ultimo esempio la gara col Catania. Tagliandi d’ingresso emessi 1950 a cui aggiungere 938 abbonati. Stesso discorso per Casertana-Cavese (3.381 paganti) e Casertana-Catanzaro (872) senza dimenticare la partita di Coppa con la Juve Stabia (1.377).

Ti guardi intorno e fai presto a dire che allo stadio contro gli etnei sabato sera c’erano poco meno di quattromila persone. Cosa significa? Che per ogni partita della Casertana al Pinto gli accrediti sono qualche centinaia. Pochi? Tanti? Dipende.

Fatto sta che il cicero scorre da qualche parte. Tra autorità, sponsor, richieste da parte di società o da addetti ai lavori, esponenti della Figc o dell’Aia, amici con le fidanzate, fidanzate con gli amici e tutto il resto non sono in pochi quelli che si presentano agli steward col foglio A4 dell’accredito.

Ma se si pensa che già in Eccellenza gli accrediti superavano le cento unità, facile immaginare che in Lega Pro il numero sia cresciuto in termini esponenziali.

Redazione