47… non è vero, ma ci credo!

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Tante coincidenze attorno a questo numero nella vittoria di ieri della Casertana

Provate a chiedere ad un tifoso di calcio se è… superstizioso. La risposta sarà, nella maggior parte dei casi, affermativa. C’è quello che si veste sempre alla stessa maniera (d’estate o d’inverno, cambia poco), quell’altro che si siede sempre allo stesso posto, quell’altro che, magari quando il risultato è negativo, tra il primo e secondo tempo pretende di cambiare cercando di trovare il vento della “fortuna” altrove.

Capita al tifoso e capita, ve lo possiamo assicurare, anche a dirigenti, tecnici e persino calciatori: ognuno di loro ha il suo “rito” od “amuleto”. E’ sempre stato così e continuerà ad esserlo.

Persino chi vi scrive ha cercato la scorsa settimana nella “cabala” un segnale per interpretare il futuro: la data della partita, il 6 ottobre, dove gli ultimi due precedenti, entrambi in trasferta, avevano dato la vittoria alla Casertana.

Oggi, dopo, il successo di Brindisi contro la Virtus Francavilla è il caso di dare una differente interpretazione al tutto: il numero ricorrente è il 47 che nella “smorfia” napoletana è… il “morto che parla“.

Fino alla metà della ripresa della gara disputata al “Fanuzzi” non erano pochi quelli che recitavano il “de profundis” alla Casertana e, forse, anche ad una intera stagione. Sotto una rete, incapace di rendersi pericolosa se non in una occasione nell’area avversaria, e con di fronte una formazione biancoazzurra che aveva persino sfiorato in due circostanze il colpo del “ko”.

Il “morto” c’era… ma ancora doveva parlare. Due parole secche, precise e circostanziate: la prima di Rainone con una conclusione modello “centravanti di sfondamento”. La seconda chirurgica di Padovan nell’angolino alla sinistra del portiere locale.

Il morto ha… parlato. Istintivamente vedi il cronometro che segna 47′ minuti e 42 secondi del secondo tempo, ed a mente ricordi che qualche mese prima era stato Pinna a siglare (nella stessa porta, nello stesso angolo, con lo stesso… piede) il gol della vittoria sempre al 47′ del secondo tempo.

E, altrettanto istintivamente, pensi ai tifosi che si sono sobbarcati una lunga trasferta per poter gioire all’ultimo secondo. Sono 47. Non è vero… ma ci credo!

Massimo Iannitti