Martone: la miglior parola è quella non detta

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Le parole del direttore rossoblù meritano una replica

Confesso immediatamente il mio “peccato originale”: a me Aniello Martone sta simpatico. Non solo: secondo chi vi scrive il lavoro svolto dal direttore (senza specificare generale, tecnico o sportivo) in questi due anni di permanenza a Caserta è stato egregio. Ha lavorato costantemente, magari anche sbagliando in qualche occasione, per far acquisire alla Casertana forza e credibilità nell’ambiente calcistico, non lesinando alcuno sforzo dal punto di vista personale. Il tutto cercando di mantenere un difficile equilibrio costi-ricavi nella gestione della società presieduta da D’Agostino.

Ha subito attacchi professionali e, soprattutto, personali a cui, per quanto mi riguarda, non avrei in alcun modo resistito. E’ andato avanti per la sua strada, in alcune occasioni con modalità errate, ma sempre cercando di perseguire il bene della Casertana. A chi risponde che questo “bene” lo ha perseguito col portafoglio di D’Agostino non diamo torto. Ma in una società c’è sempre chi fa l’investimento e chi cerca di metterlo a frutto.

Con la stessa stima ed affetto che manifesto per Martone mi permetto di scrivere che stavolta ha “scantonato” (il termine migliore sarebbe stato un altro, ma bisogna anche edulcorare il tutto) e parlato oltre il dovuto. Già, perché Martone parla il venerdì prima della partita col Catanzaro (mettendo fine ingiustificatamente ad un “silenzio-stampa” imposto dopo la sconfitta di Bisceglie), parla la sera dopo la gara (quando si dovrebbe lasciare spazio esclusivamente ai protagonisti) e parla pure il lunedì. Onestamente parla troppo.

E’ vero anche che sono i numeri a farlo parlare. C’è la delusione per uno stadio vuoto, per un numero misero di paganti (872, ma il numero reale sarebbe 759 tenendo conto che 113 erano solo i catanzaresi) rispetto alla prima giornata di campionato (3381). Un dato che, da solo, potrebbe far cascare le braccia anche al più accanito dei presidenti.

La vera mancanza, ed il dato che lascia perplessi, è il numero di abbonamenti complessivamente sottoscritti: 930 sono davvero pochi, quasi nulla tenuto conto delle ambizioni della vigilia del torneo.

Le colpe di questi numeri sono da dividere equamente tra tre “soggetti”: in primis la società, colpevole di aver innalzato sia i prezzi dei biglietti (solo per fare un esempio per la Tribuna Centrale si è passati dai 15euro della scorsa stagione ai 30euro attuali, vale lo stesso anche per il “ridotto”) che degli abbonamenti. E non vale, consentitemi, il ragionamento “abbiamo alzato i prezzi perché abbiamo fatto la squadra”. La “fede” del tifoso non si misura con la bontà dell’organico allestito: o c’è o non c’è.

Il secondo colpevole è la squadra: le due sconfitte di fila con Rieti e Bisceglie hanno lasciato il segno e non poteva essere altrimenti. Anche il più accanito dei tifosi ha sgranato gli occhi di fronte a due prestazioni ben al di sotto della sufficienza, e neanche la vittoria col Catanzaro, bella e sofferta quanto si vuole, ha fugato tutti i dubbi.

Il terzo è sicuramente il tifo. E non parliamo certo di quelli che allo stadio vanno sempre e comunque, col solo scopo di sostenere la Casertana fino al 90’ ed oltre. Fatto sta che si è passati dai 6000 della presentazione della squadra ai 700 paganti contro il Catanzaro. Il tutto anche per colpa di un campionato “spezzatino” dove si gioca una volta il sabato, un’altra la domenica, e con orari sempre e comunque sballati.

Rivolgersi genericamente ai “tifosi” è stato inesatto, perché i tifosi, quelli veri, sabato pomeriggio al “Pinto” c’erano. Magari sarebbe stato più opportuno rivolgersi a Caserta ed alla sua provincia, incapace di sostenere dal punto di vista numerico la sua massima espressione sportiva.

La certezza è che con i risultati verranno allo stadio anche quelli che vengono definiti “occasionali”: ed anche la storia (già, la storia, e questa Casertana di storia ne ha da vendere) dice questo. Un passo indietro alla stagione 1990-1991, quella dell’ultima promozione in serie B: Casertana-Ternana, ultima giornata del girone di andata. Spettatori paganti 1.097. Diventeranno 13.811 in occasione della gara col Monopoli con la quale si ottenne il passaggio nella categoria cadetta.

Non è, quindi, il momento di parlare. C’è solo da lavorare e fare bene. I conti, sia sul campo che sugli spalti, si faranno alla fine.

Massimo Iannitti